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25 febbraio 2020. Situazione coronavirus: Di Giacomo, insufficienti le misure prese. Rischio altissimo nelle carceri. Poliziotti penitenziari e detenuti uniti da un’unica sorte. Ministro e dipartimento dell’amministrazione penitenziaria inadeguati.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Ascoltateci e dimostrate un briciolo di buon senso altrimenti vi riterremo tutti responsabili di quanto potrà accedere per il coronavirus nelle carceri”. È l'appello appassionato che il Segretario Generale del S.PP. Aldo Di Giacomo lancia ai Ministri della Salute Speranza e della Giustizia Bonafede, ai Provveditorati Regionali dell'Amministrazione Penitenziaria ed ai Prefetti di Torino, Milano, Padova, Bologna e Firenze, ai Presidenti delle Regioni coinvolte. Di Giacomo aggiunge: “sono i detenuti, già da qualche giorno, a dimostrare buonsenso chiedendo, sempre più numerosi, di rinunciare ai colloqui con i familiari che invece si continuano a tenere come se niente fosse accaduto fuori degli istituti penitenziari, gli stessi detenuti chiedono agli agenti di indossare le mascherine per evitare una eventuale trasmissione del virus dell’esterno. Solo ieri all'ingresso di Milano-San Vittore c'erano almeno 500 persone in attesa dei colloqui, ad oggi nessuna mascherina è disponibile per la polizia penitenziaria né tanto meno termometri laser. La sottovalutazione – dice ancora il segretario del Sindacato – è ancora più grave ed ingiustificata tenuto conto che un detenuto su due è malato con patologie che ne fanno un rischio per sé e per gli altri e che ci sono circa 2.600 detenuti con più di 70 anni. Si tratta, come è noto, di due categorie, che come riprovano i decessi avvenuti sinora in Italia e non solo, considerate dagli esperti dell'Oms “i più vulnerabili”. Per noi - lo ribadiamo - l'unica forma di prevenzione possibile nelle carceri è bloccare ogni contatto con l'esterno; la nostra non è solo una convinzione di buon senso ma anche scientifica confermata da tutti i medici a cui ci siamo rivolti, insieme ad una campagna di vera prevenzione e di comunicazione che coinvolga prima di tutto il personale in servizio che è invece abbandonato a sé stesso nel gestire la situazione. Se invece qualcuno pensasse ad istituire una sorta di spazio isolamento per eventuali casi coronavirus – aggiunge Di Giacomo – farebbe bene a toglierselo dalla testa perché non solo scongiurerebbe la diffusione del virus ma determinerebbe una situazione di panico tra i detenuti del tutto incontrollabile rispetto alla quale non resterebbe che evacuare il carcere con tutto ciò che comporta.
Per questo, dopo aver interessato da settimane i Ministeri competenti – conclude Di Giacomo – siamo costretti ad alzare il tono della protesta ed a rivolgerci ai Prefetti dei capoluoghi e ai Presidenti delle Regioni direttamente coinvolte dall'epidemia per sollecitare il Ministro Bonafede e l’Amministrazione Penitenziaria ad attivare provvedimenti concreti per la salvaguardia del diritto alla salute dei poliziotti penitenziaria e dei detenuti.



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