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16 novembre 2019. Secondigliano, pericoloso detenuto evade durante visita familiare in campo rom. Di Giacomo: mettiamo fine ai permessi premio per i criminali

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“Mettiamo fine al buonismo e ai permessi premio per criminali che se ne servono solo per evadere dal carcere”. A sostenerlo è il segretario generale del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo riferendo che nella tarda mattinata di oggi un pericoloso detenuto di etnia rom è evaso durante la visita ad un familiare al campo rom di Secondigliano. Si chiama Rade Nikolic, è nato in Serbia, ed ha 38 anni. Era stato recluso anche nel carcere di Secondigliano, ma a causa della sua pericolosità e per un fondato pericolo di fuga, gli erano stati sospesi i permessi. “Il pericoloso detenuto - spiega Di Giacomo - era scortato da sette uomini, quattro del carcere di Frosinone da cui era stato tradotto e tre di supporto dal carcere di Secondigliano. Dalle prime indiscrezioni parrebbe che nel campo rom sia stato inscenato un malore ad un bimbo, per consentire al detenuto di darsela a gambe elevate. È ora di smetterla con questo buonismo nella concessione di permessi dai quali ne scaturisce un elevato indice di evasione. Noi ancora una volta siamo dalla parte delle vittime e dei poliziotti penitenziari", continua Di Giacomo. “Ormai i nostri istituti di pena sono diventati alberghi a tre stelle da cui si entra ed esce a proprio piacimento. Con la pretesa di redimere tutti siamo ad una sorta di “accadimento terapeutico” nel cercare ad ogni costo di redimere gli assassini. I casi ripetuti ed eclatanti delle ultime settimane richiedono un atteggiamento molto diverso”. Per il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria l'eccesso di fiducia dimostrato in troppi casi cozza con il dato incontrovertibile della realtà: almeno il 60% di detenuti ammessi a benefici di ogni tipo ritorna a commettere reati anche sanguinosi. A nostro parere è giunto il momento di introdurre da una parte norme di responsabilità a carico di chi assume la decisione di ammettere i detenuti all'uscita dal carcere e dall'altra di distinzione netta tra le varie categorie di detenuti stessi. Mi riferisco – spiega Di Giacomo - a criminali che hanno ucciso senza dar prova di alcun pentimento e che fuori dal carcere offendono la memoria delle vittime e le loro famiglie, oltre a rappresentare uno sbeffeggiamento per il personale penitenziario. Francamente non riesco a capire come si possa semplicemente pensare di redimere un assassino che solo poche ore dall'uscita dalla cella ha come unico scopo quello di accoltellare un anziano. Diventa perciò indispensabile stabilire con grande attenzione e responsabilità chi ammettere ai benefici con valutazioni rigorose sulla cosiddetta buona condotta e assenza di pericolosità sociale, considerati gli elementi principali, soprattutto prendendo tutto il tempo necessario per decidere. Abbiamo da sempre sostenuto che la confusione tra vittime e carnefici è alla base di questo sistema giudiziario e carcerario che è arrivato ormai ad ipotizzare l'abolizione del carcere ostativo per redimere tutti gli ergastolani. Ma almeno noi – conclude – continuiamo a credere che esiste una bella differenza tra vittime e carnefici”.



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