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18 dicembre 2020. Padova, Donato Bilancia morto in cella per il Covid. Il serial killer uccise 17 persone. L’uomo era stato condannato a 13 ergastoli. Tra i detenuti oltre venti contagiati, una quindicina gli agenti della Penitenziaria

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

«I giudici non hanno compreso i miei sforzi per cambiare, mi tolgo di torno così non sono più un problema per la società. Ho ammazzato 17 persone e non ho mai avuto il coraggio di suicidarmi». Con queste parole consegnate all’avvocatessa che lo seguiva, ai medici e al personale del carcere, se ne è andato giovedì 17 dicembre Donato Bilancia, il serial killer delle prostitute, detto «il mostro dei treni», condannato in via definitiva a 13 ergastoli e a 16 anni per un tentato omicidio.
Vittima del Covid in carcere
A ucciderlo è stato il coronavirus, che lo ha colpito nel carcere Due Palazzi di Padova, dove da anni ormai stava scontando la sua pena. Bilancia aveva 69 anni, era in carcere dal 1998, i primi anni li aveva trascorsi nella prigione di Marassi a Genova, poi il trasferimento nella città del Santo. Bilancia era risultato positivo al Covid19 quindici giorni fa, i sintomi si sono manifestati quasi subito, immediato quindi il trasferimento nel reparto di Pneumologia dell’ospedale di Padova, dove pare si sia lasciato andare, rifiutando le cure.
Si è lasciato andare
Gli hanno scritto molte lettere il suo avvocato Barbara Cotrufo, la tutrice del carcere e lo psicologo che lo seguiva. Non ha voluto sentire ragioni: se n’è andato nel pomeriggio di giovedì. Bilancia è l’unico detenuto che è stato trasportato in ospedale tra quelli contagiati all’interno del Due Palazzi. Fonti sindacali della polizia penitenziaria dicono che sono 15 gli agenti positivi al momento, mentre sono oltre venti i contagiati tra i detenuti, tutti trasferiti in un’apposita area Covid all’interno del carcere. Il focolaio sembra sia sotto controllo e costantemente monitorato da parte dell’Usl che ha una speciale task force dedicata ai detenuti.
L’unico caso grave registrato fino a oggi
«Bilancia era l’unico caso grave che abbiamo registrato fino ad oggi – confida Mattia L. che fa parte del Sinappe, il sindacato di polizia penitenziaria – noi agenti siamo costantemente monitorati ma per noi c’è una speciale deroga al Dpcm sull’isolamento precauzionale in caso di contatto con persone positive. Di fatto non possiamo stare in isolamento: se stessimo in isolamento ogni volta che siamo vicini a qualcuno di infetto, al lavoro non ci sarebbe nessuno, per questo rischiamo sempre molto».
La tenda della protezione civile
Sin da marzo fuori dal carcere c’è una tenda installata dalla protezione civile per le procedure di ingresso: «A tutti viene misurata la temperatura con un termoscanner - spiega ancora l’esponente del sindacato degli agenti - siamo stati monitorati sin dall’inizio. Qualche settimana fa alcuni di noi erano stati sottoposti al tampone molecolare, il risultato è arrivato dopo cinque giorni e c’erano dei positivi, in 5 giorni i contagi sono dilagati».
Attività ridotte all’indispensabile
Le attività in carcere sono ridotte all’indispensabile e sono ferme quasi tutte le iniziative rivolte ai detenuti. Le coop che lavorano all’interno del penitenziario un mese fa avevano assicurato di lavorare in sicurezza, ma al momento essa è garantita solo da protezioni e distanziamento, difficile applicare quest’ultimo in una condizione cronica di sovraffollamento.
Recitazione
Donato Bilancia frequentava alcune di queste attività, faceva recitazione e prendeva parte alle iniziative del gruppo teatrale dentro al carcere. Da quando si trovava al Due Palazzi, si era diplomato in ragioneria, era al terzo anno di università, studiava Gestione e programmazione del turismo culturale, aveva devoluto la sua pensione di invalidità ad associazioni che si occupano di bambini con handicap.
Davanti a me ci sono 17 bare
Negli ultimi tempi, lo conferma l’avvocato Cotrufo, Bilancia era molto abbattuto per una serie di permessi premio richiesti e rigettati. «Davanti a me ci sono 17 bare - spiegava alla legale e allo psicologo che lo aveva in cura - sono un limite invalicabile, i miei miglioramenti non interessano a nessuno».



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