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14 novembre 2019. Di Giacomo: siamo dalla parte degli Agenti penitenziari di San Vittore rinviati a giudizio, ma tutti gli altri sono dalla parte dei detenuti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Siamo – senza se e senza ma – dalla parte degli undici colleghi di San Vittore rinviati a giudizio per presunte intimidazioni e pestaggi ai danni di un detenuto tunisino e respingiamo l'ennesimo tentativo di gettare fango sulla polizia penitenziaria”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria. “Intanto – aggiunge – qualcuno dovrebbe ricordare che lo stesso detenuto tunisino nel 2011, quando era in cella a Velletri, aveva denunciato altri agenti sempre per percosse e l'inchiesta è stata chiusa, dopo anni, con il proscioglimento degli stessi colleghi”.
E adesso cosa accadrà si dovranno aspettare altri 6-7 anni prima di chiudere la nuova vicenda giudiziaria? Tutto ciò con i nostri colleghi “alla gogna mediatica”, costretti a subire una situazione difficile e a pagarsi le spese di difesa. La nostra – spiega Di Giacomo – non è difesa d'ufficio ma più semplicemente l'affermazione del principio giuridico che senza sentenze definitive di condanna non abbiamo alcuna intenzione di restare a braccia conserte ad assistere alla “caccia al carceriere brutale”. Tanto più che siamo di fronte ad un detenuto che è già stato autore di denunce che non hanno trovato verifiche nella realtà dei fatti.
Ed è semplicemente intollerabile che in tanti – Garante dei detenuti, politici, associazioni – si indignino di fronte a notizie di presunte violenze ai danni di detenuti e non dicano una sola parola sulle aggressioni che ormai quotidianamente gli agenti penitenziari subiscono da parte degli stessi detenuti che vogliono imporre la loro “legge” per il controllo delle carceri. Anzi – continua il segretario del S.PP. - sono proprio questo tipo di inchieste che finiscono per delegittimare chi ha il compito di servire lo Stato e garantire l'osservanza del regolamento carcerario.
Dalla nostra esperienza – evidenzia Di Giacomo - sappiamo bene che solo il 5 per cento di inchieste analoghe con il coinvolgimento di colleghi si è risolto con condanne. C'è dunque sicuramente chi nel Governo, al Ministero, al Dap, ma più in generale nel Parlamento e in politica sottovaluta un aspetto: la delegittimazione del personale penitenziario, da una parte, rafforza i gruppi criminali e mafiosi che nelle carceri puntano al controllo totale e a proseguire l'attività impartendo ordini a quanti sono in libertà, come accade con i boss della mafia intercettati al telefono, oltre ad incrementare le aggressioni agli agenti, centomila volte maggiori del “caso San Vittore”; dall'altra, equivale alla resa incondizionata dello Stato. Purtroppo dal nostro osservatorio, dalla visione di chi lavora quotidianamente negli istituti penitenziari, giungono segnali sempre più allarmanti che rivolte, liti, ritrovamenti di telefonini e sim, droga, armi contundenti confermano, circa una situazione che vede gruppi di carcerati approfittare dell'indebolimento dell'autorità imponendo la loro autorità.
È questa una fase ancor più delicata – dice il segretario del S.PP.: - in quanto vede il Governo Conte bis intensificare la “politica del buonismo” avviata con il precedente Governo pensando all'abolizione del carcere ostativo. Noi conclude Di Giacomo non consentiremo di “macellare” i nostri colleghi avvertendo che le conseguenze sono quelle di portare lo stato al “macello”.



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