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14 gennaio 2016 Situazione carceraria in Umbria presso l’Assemblea legislativa di Perugia.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Attivita Sindacale ·
Ieri, mercoledì 13 gennaio 2016 ore 15.00, il nostro rappresentante regionale dell’ Umbria Moretti Eros, ha preso parte all’ “ audizione della III Commissione consiliare permanente con le rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria in ordine a: “SITUAZIONE CARCERARIA IN UMBRIA” presso l’Assemblea legislativa di Perugia.

Il Presidente ha riferito che l’intervento delle rappresentanze sindacali si è reso necessario sia per la preziosa opera che il Corpo svolge all’interno degli istituti penitenziari, sia per conoscere da parte di chi lavora quelle che sono le problematiche e le necessità su cui la Commissione come organo dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria, può – per mandato - intervenire.
Per prima cosa ho chiarito qual è la situazione generale dell’Amministrazione presso la Regione, con la presenza di 4 istituti, 2 uffici per l’esecuzione penale ed un Provveditorato regionale (soppresso) che coordina e gestisce i servizi. Le ridotte dimensioni dell’apparato però, non devono ingannare sulla reale portata ed importanza dei siti presenti in questo territorio. Infatti la Casa Reclusione di Spoleto vede la presenza del più alto concentramento di detenuti sottoposti all’art. 41 bis dell’O.P.. Inoltre, anche un intero reparto di detenuti di categoria A.S.. Si è declinato alla Commissione che se a livello politico è ampiamente conosciuta la connotazione dei soggetti sottoposti al regime di cui all’art. 41 bis, l’abbreviazione A.S. indica i detenuti alta sicurezza. Questa classificazione determinata dal Dipartimento sottintende non la pericolosità dei soggetti in ambito penitenziario, per cui sono utilizzate altri acronimi, ma il fatto che un detenuto A.S. proviene da un decaduto art. 41 bis, oppure è legato a reati di connotazione associativa (criminalità organizzata) o colpevole di spaccio internazionale di stupefacenti.
Stessa tipologia di istituto è quello della Casa Circondariale di Terni, struttura nata per ospitare detenuti definitivi con pene inferiori ai 5 anni, trasformata in istituto ad alto profilo di sicurezza (41 + A.S.), a cui doveva essere implementata tutta la logistica di sicurezza e l’organico del reparto del Corpo.
La Casa Circondariale di Perugia, già ricompressa tra i primi 5 istituti italiani per movimentazione di detenuti ingresso.
Infine, la Casa di Reclusione di Orvieto ora adibita a custodia attenuata.
Concludendo, l’Umbria, pur se piccola e poco significativa, rappresenta per l’Amministrazione penitenziaria uno dei poli più importanti del paese.
Si consideri che la soppressione dell’Ufficio regionale, delocalizza tutta la gestione del complesso penitenziario umbro. Esponendo l’intera organizzazione a una burocratizzazione della preziosa azione di coordinamento sinora attuata dalla sede regionale, pur mantenendo inalterate le caratteristiche delle sedi penitenziarie come sopra descritte. Ora le sedi penitenziarie vivono grazie alle risorse presenti, non sempre adeguate, che nel tempo hanno registrato un “invecchiamento” senza ricevere le giuste “giovani” risorse in sostituzione. Nonostante il quadro sopra esposto i reparti, anche se in sofferenza, mantengono un adeguato livello di sicurezza esterna e di legalità interna. Sono stati registrati episodi di aggressione al personale; accadimenti quest’ultimi gravi da un certo punto di vista che possono preannunciare ulteriore inasprimento delle condizioni se non si interviene opportunamente ed in tempo. Chiaro che la Commissione e la Regione non hanno potere diretto nell’assegnazione del personale, ma il Presidente si è fatto parte attiva per l’intervento presso le sedi opportune. E’ stata evidenziata anche l’esigenza della costituzione di un reparto ospedaliero nel capoluogo regionale (previsto da una Legge, oltre che opportuno), che diventerà argomento di discussione e proposta della Commissione, attese le competenze dirette spendibili in Consiglio, nonché il rafforzamento di quelli presenti negli ospedali di Terni e Spoleto, già operanti da tempi che si sono rilevati determinanti per la presenza locale dei detenuti di cui sopra.
La perdita delle sede regionale del Provveditorato, così come rilevato da tutti i Consiglieri presenti, deve essere oggetto di intervento politico da parte del Consiglio Regionale. Non è possibile mantenere un territorio, dal punto di vista penitenziario, sguarnito di una struttura di coordinamento regionale, per la gestione locale delle situazioni ordinarie e specialmente di quelle straordinarie. Si è rilevato che la Regione è tra quelle che hanno subito calamità naturali e i siti penitenziari diventano – al pari della popolazione residente – obiettivi sensibili di intervento.
Con l’occasione, poiché negli istituti sono ubicati i detenuti, a cui deve andare tutto l’interesse politico del Consiglio Regionale e del mandato istituzionale dell’Amministrazione, si è evidenziato che sono presenti anche i reparti della Polizia Penitenziaria, risorsa mai considerata nel panorama delle Forze e strutture di ausilio all’ordine pubblico e alla protezione civile. Si pensi ad esempio che gli istituti sono delocalizzati dai centri abitati, di realizzazione più recenti della maggior parte degli edifici istituzionali cittadini, per cui possono rispondere - in caso di necessità - sia all’accoglienza (palestre, caserme, autoparchi, ecc…), sia al supporto della popolazione (infermeria, cucine in grado di preparare centinaia di pasti, ecc…).
Da ultimo si è potuto consegnare un documento che riassume quanto sopra, che è stato acquisito dalla Presidenza della Commissione. Con l’occasione, tutte le sigle sono state invitate a fornire ogni contributo ritenuto utile per una successiva proposta di intervento normativo da proporre al Consiglio Regionale.



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