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31 marzo 2020. Carceri Di Giacomo: 3700 detenuti fuori in pochi giorni. Ci aspettiamo altre diecimila scarcerazioni ad aprile. Solo questo non basta

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Non condividiamo, ma allo stato attuale è l’unica soluzione possibile. Oltre ai 3700 già usciti dalle carceri italiane ad oggi, ci aspettiamo per il mese di aprile l’uscita di altre diecimila detenuti. Un provvedimento deflattivo significativo, ma che da solo non basta. Questo è il commento del segretario generale del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo: “si apprende altresì con molta soddisfazione, dopo le nostre pressanti richieste, dell’uscita dal carcere di Roma Rebibbia Femminile di quattro bambini e di altri nove nel resto d’Italia. I provvedimenti deflattivi costituiscono un elemento essenziale al momento attuale per evitare il propagarsi del virus all’interno delle carceri. Non condividiamo tempi e contenuti. Se si fosse capito subito la gravità del problema, ascoltando il nostro invito, vi sarebbe stato sicuramente tempo per organizzare un provvedimento mirato alla scarcerazione temporanea, per la durata del coronavirus, di immuni-depressi e ultra sessantacinquenni. Ricordando che si tratta di un provvedimento umanitario di carattere sanitario e non ideologico come quello attuale. Ora purtroppo è l’unico possibile.”
Di Giacomo – continua – è necessario altresì fare uscire dalle carceri tutti i detenuti contagiati, prevedendo immediatamente il tampone per tutti quelli che hanno avuto il contatto con gli infettati. Limitare al minino gli ingressi esterni alle carceri organizzando al meglio la gestione del personale della polizia penitenziaria. Provvedere a fare i tamponi a tutti gli agenti penitenziari ed al personale medico. Indispensabile appare l’assunzione straordinaria di almeno tremila poliziotti scorrendo dalle graduatorie già presenti, visto che l’emergenza coronavirus durerà ancora molti mesi. Questo consentirebbe da una parte un opportuno incremento dell’organico e dall’altra consentirà al personale che da lavora da mesi e continuerà a farlo ancora per molti mesi, un periodo di riposo. Questi pochi provvedimenti sono essenziali fermo restando la necessità di revisione totale del sistema carcerario alla fine dell’emergenza.



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