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20 novembre 2020 Aldo Di Giacomo: covid dilaga nelle carceri, subito 20 mila ai domiciliari

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

"I dati forniti dall'Amministrazione Penitenziaria di oggi sui detenuti ed il personale penitenziario contagiati dal virus ci dicono che le persone infette sono oramai duemila".
Lo ha dichiarato il segretario  del Sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, che ha inoltre sottolineato che "i dati forniti sembrano essere sottostimati o non aggiornati, infatti, i dati in nostro possesso ci parlano di almeno 200 unita' in piu'".
Per il sindacato di polizia penitenziaria "serve immediatamente un provvedimento che consenta a ventimila detenuti di poter trascorrere agli arresti domiciliari tutto il periodo di emergenza Covid sperando che questo ennesimo disastro sia utile per riportare al centro la certezza della pena ed il rispetto delle vittime e dei familiari continuamente calpestati".
"I detenuti infetti dal Covid-19 secondo i dati forniti dall'amministrazione penitenziaria sono 827, mentre quelli del personale penitenziario 1020, con una percentuale di infetti del 2,17% mentre quella nazionale e' del 1,27% - sottolinea
il sindacato - le situazioni piu' preoccupanti sono quelle: della Campania con 186 detenuti infetti e 195 poliziotti (particolare preoccupazione Napoli Poggioreale con 102 detenuti infetti e 46 poliziotti; Secondigliano 72 detenuti e 75 agenti); della Lombardia con 195 detenuti contagiati e 128 agenti (Bollate con 83 detenuti e 13 agenti; San Vittore 50 detenuti e 16 agenti) e del Triveneto 124 detenuti e 44 agenti quasi tutti concentrati nel carcere di Tolmezzo con 115 detenuti e 16 agenti".
"L'incapacita' di arrestare la crescita del virus tra i detenuti ed i poliziotti rende necessario strategie straordinarie per evitare l'imminente collasso del sistema, infatti i casi sono quadruplicati in meno di un mese - ha commentato Di Giacomo - la mancanza di misure di prevenzione che si sarebbero dovute attivare da parecchi mesi per evitare il dilagare del virus, ora rendono di fatto necessario misure deflattive che prevedano l'uscita di almeno ventimila detenuti.
L'incapacita' evidente di gestire l'emergenza carceraria punisce due volte le vittime dei reati ed i loro familiari, i quali sono costretti a vedere uscire i loro aguzzini. E' sconcertante, in questo momento, sentire parlare la politica, i tecnici e da parte del mondo della cultura di 'celle dell'amore' dimostrando una evidente incapacita' di capire i problemi reali e le priorita' del mondo carcerario".
"La pandemia poteva essere un momento straordinario di ripartenza per l'edilizia penitenziaria - ha aggiunto -  Costruire nuove carceri con l'emergenza coronavirus poteva essere uno slancio alla realizzazione al di fuori delle lungaggini delle gare di appalto e successivi ricorsi in modo da garantire il giusto equilibrio tra scontare la pena degnamente e la
certezza della pena, evitando di umiliare due volte le vittime ed i familiari; invece, oltre ad una chiara incapacita' di questo governo come degli altri, si dimostra una evidente volonta' di continuare a premiare chi delinque con provvedimenti di urgenza ma assolutamente prevedibili considerato gli innumerevoli provvedimenti di clemenza
posti in essere nell'ultimo ventennio".
"Appare evidente che allo stato attuale l'unico provvedimento risolutore e' quello di fare uscire almeno ventimila detenuti - ha concluso Di Giacomo -  ma la preoccupazione e' che pur di fronte ad una chiara volonta' di mettere in atto detti provvedimenti l'incapacita' dimostrata finora dal Ministro non possa produrre gli effetti desiderati.
Come dimostrato dall'ultimo tentativo di qualche settimana fa del Ministro Bonafede di fare uscire quattro mila
detenuti con il braccialetto elettronico dimenticandosi della mancanza degli stessi e di fatto facendo uscire, ad oggi, poco meno di duecento detenuti".



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