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11 febbraio 2020. DI GIACOMO: stupri e sesso in carcere sempre più diffusi. Psichiatrici, alcol dipendenti e tossicodipendenti si vendono in cambio di psicofarmaci e vino.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“Il caso dello stupro nel carcere di Udine di un detenuto con problemi mentali ad opera di altri detenuti dovrebbe riaccendere l'attenzione su un problema che abbiamo sollevato da troppo tempo sempre inascoltati: solo l'1 per cento delle violenze sessuali in cella viene denunciato, con i più deboli costretti a pagare l'assenza di misure di tutela personale”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo sottolineando che “nel caso di Udine ritroviamo tre emergenze che riguardano l'intero sistema penitenziario del Paese: l'emergenza psichiatrica con circa 1.200 detenuti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari ma almeno un migliaio nelle celle in istituti normali; l'emergenza suicidi in carcere conseguenza spesso di stupro subito; l'emergenza diffusione di malattie infettive come l'Hiv che già ha raggiunto livelli allarmanti con circa 5000 detenuti che risultano Hiv positivi , mentre intorno ai 6.500 sono i portatori attivi del virus dell'epatite B. Il nostro sindacato – aggiunge Di Giacomo – ha così a cuore questi temi e finalmente è riuscito ad ottenere per giovedì 13 febbraio prossimo un tavolo “sanità penitenziaria” al Ministero della Salute con funzionari ed esperti per affrontare anche i rischi che si ripercuotono sul personale. Continuiamo a sostenere che va urgentemente rivisto il sistema della “sorveglianza dinamica” che non consente di attuare controlli adeguati e misure di prevenzione in particolare contro gli stupri. È evidente che se fuori dal carcere stenta ad affermarsi la denuncia di violenze sessuali nel carcere questa tendenza è ancora più negativa per una serie di motivazioni che gli esperti hanno più volte indicato, dalla vergogna e paura di chi ha subito la violenza all'assenza di garanzie di tutela per il denunciante. Un fenomeno rispetto al quale l'Amministrazione Penitenziaria volutamente non è in grado di fornire dati specie se si pensa allo “scambio di sesso” di detenuti tossicodipendenti o alcolisti in cambio di psicofarmaci e alcol. Quanto alla situazione della sanità penitenziaria come sosterremo al tavolo di giovedì prossimo – aggiunge il segretario del S.PP. - essa è ancor più preoccupante in quanto, secondo i medici della Società Medicina Penitenziaria, due detenuti su tre sono malati, in aumento Hiv e tubercolosi, un detenuto su due risulta essere tubercolino positivo e questo sottintende una maggiore circolazione del bacillo tubercolare in questo ambito. È, quindi, indispensabile effettuare controlli estesi in questa popolazione, perché il rischio che si possano sviluppare dei ceppi multi resistenti è molto alto, con conseguente aumento della letalità nei pazienti in cui la malattia si sviluppa in modo conclamato. In questa situazione – conclude Di Giacomo – è intollerabile che si parli solo ed esclusivamente di assicurare i LEA (Livelli essenziali di assistenza) ai detenuti escludendo il personale penitenziario, continuando a sottovalutare i rischi”.



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