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27 settembre 2018. Aldo Di Giacomo: dopo rivolta in carcere Busto Arsizio altro che pensare a percorso rieducativo dei detenuti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“L’ennesima rivolta in carcere, questa volta nell’istituto di Busto Arsizio (Varese), dove si è sfiorata la tragedia, con un bilancio pesante di nove agenti costretti a ricorrere a cure sanitarie, è la migliore risposta al Ministro Bonafede che sta concentrando il suo tempo per un progetto di percorso rieducativo dei detenuti attraverso il lavoro. Si dia priorità, invece, ai problemi di sicurezza del personale di polizia penitenziaria e si faccia di tutto per ripristinare nelle carceri condizioni di effettivo controllo dei detenuti”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo per il quale la “prima emergenza da affrontare è tutelare chi lavora nel carcere e rischia la vita come accaduto a Busto Arsizio dove è avvenuto il lancio di bombolette del gas. Il Ministro Bonafede dovrebbe sapere che ogni giorno 12 poliziotti in media vengono feriti a seguito di aggressioni e sono aumentati del 700% gli eventi critici in generale, quali le liti tra detenuti, suicidi, per non parlare delle evasioni.
In tutto il 2017 - riferisce Di Giacomo - è di 337 il numero totale di cellulari e sim ritrovati nei 190 istituti italiani. Quasi due per ogni carcere. Con un aumento del 58,22 per cento rispetto al 2016 (quando i cellulari e/o sim rinvenuti furono 213). Senza dimenticare il sequestro di oltre un chilo di hashish. Nelle celle c’è di tutto e di più perché non comanda più lo Stato. Ci sono detenuti che subiscono violenze fisiche e sessuali e ci sono alcuni detenuti con maggiore potere economico che vincolano gli altri. Per questo non basta l’annuncio del Ministro ad escludere l’indulto: ci mancherebbe altro che a questi detenuti si riconoscesse anche un premio con sconti di pena”.
Di Giacomo rivolge un appello al ministro alla Giustizia affinché individui rapidamente le criticità della cosiddetta riforma del sistema carcerario che gli ha lasciato in eredità il precedente ministro Orlando. Noi – aggiunge – siamo disponibili ad aiutare il ministro Bonafede ad identificare le maggiori e più gravi emergenze in modo da guadagnare tempo per ripristinare le legittime condizioni di detenzione e al tempo stesso di lavoro per il personale penitenziario che non può certamente occuparsi di tutto anche perché le piante organiche sono fortemente deficitarie di personale.
Sono convinto – conclude Di Giacomo – che a campagna elettorale ampiamente archiviata e con un clima politico decisamente rasserenato e scevro da strumentalizzazioni è possibile tornare al tavolo del confronto e rivedere tutti gli aspetti della riforma Orlando tenuto conto che è impensabile risolvere i problemi della sicurezza, aggravati dai sempre più numerosi fatti di violenza come le rapine alle ville, le aggressioni agli anziani, con intere zone, quartieri di città in mano a delinquenti ed extracomunitari clandestini, svuotando le carceri e introducendo misure cosiddette alternative e di ravvedimento. Con più malviventi in giro accade esattamente il contrario”. Aldo Di Giacomo



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