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20 maggio 2020. Carceri Di Giacomo: fase due in carcere niente e’ cambiato. Comandano sempre loro. Rischio rivolte sempre in agguato e venerdì rientra in carcere Pasquale Zagaria.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Chi si aspettava cambiamenti nella fase due, ossia, quella del dopo rivolte del dopo 14 morti, del dopo 25 milioni di danno, del dopo scarcerazioni facili e del dopo Basentini, resterà deluso nello scoprire che nulla è cambiato; il carcere è ancora più dimenticato di prima. A sostenerlo è il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria S.PP. ALDO DI GIACOMO: “tutto quello che è successo negli ultimi mesi non è frutto di azioni nate sul momento ma che hanno origine almeno dalla gestione Orlando. In modo graduale ai detenuti è stato consentito tutto: dalla sorveglianza dinamica, che ha favorito il comando negli istituti di pena ai più forti, all’ingresso della droga che ha permesso di avere a disposizione denaro per gestire le carcerazioni e mantenere il sistema di walfer per le famiglie dei carcerati; i telefonini per poter comunicare e impartire ordini all’esterno. Fino ad arrivare alle ribellioni di cui tutti conosciamo con relative richieste e tanto di scarcerazioni che ci hanno fatto fare un passo indietro di almeno 20 anni nella lotta alla criminalità. Che tutto questo potesse costituire un momento per rivedere il sistema carcerario appariva improbabile a tutti ed infatti nulla è cambiato, comandano sempre loro anzi dimostrano sempre più il pieno potere nelle carceri. L’arroganza criminale è più forte di prima, postano sui social i video girati con il loro telefonini nelle carceri e solo nel primo giorno di colloqui sono stati ritrovati più di dieci telefonini e quasi 100 grammi di droga”.
Continua Di Giacomo: “se si continua di questo passo la situazione potrebbe riesplodere anche in considerazione dei restringimenti sulle scarcerazioni ma soprattutto per il rientro in carcere di alcuni importanti criminali. Una prima indicazione la potremmo già avere venerdì, giorno in cui il magistrato decide del rientro in carcere di Zagaria. I campanelli di allarme non ascoltati fino ad oggi sono  stati tanti ed i risultati si sono visti”.
Continuare su questa strada è sicuramente molto pericoloso, possibili altre rivolte non sono da escludere conclude Di Giacomo.



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