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18 marzo 2020. Carceri Di Giacomo: norma in materia di detenzione domiciliare, provvedimento inefficace ed incostituzionale. crea solo ulteriore confusione e mette a rischio la sicurezza nelle carceri. La frittata è fatta

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Occorre precisare subito che non si tratta di una nuova norma, ma di una già esistente ossia la legge 199 del 2010 detta legge Alfano, la quale prevede la possibilità per i detenuti che dovrebbero restare ancora in carcere per un massimo di 18 mesi di scontare la pena a casa. Con esclusione dei detenuti condannati per reati particolarmente gravi - come quelli di  mafia, terrorismo, violenza sessuale di gruppo e gli altri elencati nell’articolo 4 bis della legge sull’ordinamento penitenziario - e i cosiddetti delinquenti abituali e professionali. Non potranno accedere al beneficio neanche i detenuti che hanno compiuto maltrattamenti in famiglia o che sono condannati per stalking. L’articolo 123 del decreto del 17 marzo si pone come obbiettivo la semplificazione dell’iter per la concessione; infatti, il punto 6 di detto articolo prevede che la direzione dell’istituto penitenziario, da cui il detenuto presente l’istanza al magistrato di sorveglianza, può omettere alcuni adempimenti”. A riferirlo è il segretario generale del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo: “la nuova norma, inoltre, introduce in deroga a quanto prevede la legge originaria, la condizione essenziale dell’utilizzo del braccialetto elettronico per il controllo dei detenuti. Questo provvedimento è inefficace ed inopportuno perché da una parte i detenuti che usciranno non supereranno i 2000 e dall’altra non ha niente a che vedere con l’emergenza corona virus per la quale era necessario dare gli arresti domiciliari ad immuni-depressi ed anziani categorie seriamente a rischio. Si consideri, inoltre, che detto provvedimento dura sino al 30 giugno dopo di che i detenuti dovrebbero rientrare in carcere. Dei profili di incostituzionalità si rilevano nella parte in cui questa norma demanda al capo dipartimento la distribuzione dei braccialetti elettronici negli istituti e comunque la concessione è legata alla presenza di braccialetti nelle carceri da cui provengono le richieste. Ad esempio se l’istituto di Potenza non ha braccialetti a disposizione o non ne vengono messi non esce nessuno; mentre se a Napoli vi è la disponibilità o vengono messi a disposizione 100 braccialetti escono sino ad un massimo di cento detenuti”.
Continua Di Giacomo: “questo è un provvedimento che crea confusione tra arresti domiciliari e detenzione domiciliari. Una vera e propria frittata. Sterile nell’efficacia in quanto escono solo 2000 detenuti e povero di contenuto perché non si prendono in considerazione le persone fortemente a rischio di contagio. Peggio non era possibile, si tratta di un provvedimento che ingenera ancora più confusione di quanta già ce ne. Siamo molto preoccupati per la reazione della popolazione detenuta che aveva riposto grandi aspettative in questo provvedimento”.  



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