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27 settembre 2021 Azione punitiva nel carcere di Avellino: Aldo Di Giacomo, lo stato ha ammainato bandiera bianca

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Almeno per noi non c’era alcun bisogno dell’azione punitiva compiuta dai detenuti ad Avellino contro un agente di polizia penitenziaria per ribadire che le carceri, specie quelle campane, sono sempre di più fuori controllo e che lo Stato ha ammainato bandiera bianca”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo secondo il quale “proprio come avviene fuori anche negli istituti penitenziari è possibile organizzare azioni punitive utilizzando manovalanza disposta a tutto. A comandare nelle celle sono sempre i capi clan o comunque i detenuti con pesanti condanne da scontare che svolgono una posizione di comando oltre che di coercizione impaurendo i detenuti più deboli. Le carceri in Campania continuano a rappresentare da una parte lo strumento per far arrivare fuori il messaggio di poteri criminali non scalfiti dalla detenzione in modo da marcare i territori contro la competizione e dall’altra la “scuola” di reclutamento di nuovi affiliati. Una situazione fuori controllo che ci allarma perché se non si mette fine alla vera mattanza di agenti aggrediti i rischi per il personale sono altissimi, mentre si continuano a rievocare i fatti di Santa Maria Capua Vetere. Ed è proprio dalla visita del Premier Draghi e della Ministra Cartabia a Santa Maria Capua Vetere che gli episodi di violenza contro i servitori dello Stato sono drasticamente aumentati, si è sparato con una pistola arrivata dal cielo, si intensifica il sequestro di telefonini e droga”.
L’unica novità che ascoltiamo – dice Di Giacomo – è il ricorso a pseudo soluzioni miracolistiche come la “schermatura” da droni, un’autentica sciocchezza. Adesso che le nostre accuse sostenute da anni si rivelano fatti quotidiani è ora che lo Stato batta un colpo per ristabilire con i veri ed efficaci strumenti quelli più adatti a ristabilire il controllo delle carceri.
Sappiamo bene che riaffermare la presenza dello Stato in carcere – conclude Di Giacomo – non è facile perché c’è la necessità di resettare tutta l’attività dei vari Ministri di Grazia e Giustizia che si sono succeduti in tanti anni. Gli effetti di decenni di sottovalutazioni, provvedimenti scoordinati, sono a tutti evidenti ma la politica non può cercare altri alibi”.  



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