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18 dicembre 2018. Ferrara: diciotto agenti in malattia, cancellate le ferie ai colleghi. Il carcere deve far fronte all’ondata di assenze per l’intossicazione da fumo. L’incendio appiccato da due detenuti a cui era stato negato di cambiare cella

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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Una giornata da dimenticare, quella di domenica scorsa, per il carcere ferrarese dell’Arginone. La rivolta messa in atto inizialmente da due detenuti magrebini con l’incendio dei materassi, e poi allargatasi all’intera sezione 3 del penitenziario, ha creato nella struttura detentiva una tensione molto alta.
Sono state nel frattempo accertate le cause della rivolta, che sarebbe da ricondurre alla protesta dei due magrebini ai quali sarebbe stato risposto con un diniego alla richiesta di cambiare cella. Protesta che si è poi estesa a tutte la sezione 3 e che ora inevitabilmente appesantirà il carico di lavoro di alcuni agenti della Polizia penitenziaria in servizio i quali, a fronte delle diciotto defezioni dovute all’intossicazione di questi colleghi, si vedranno con ogni probabilità cancellati riposi e ferie, per di più in un periodo dell’anno tradizionalmente atteso come le festività natalizie. Per quanto riguarda le intossicazioni, le prognosi vanno dai 3 ai 15 giorni, mentre si segnala un agente che ha subito una lesione al timpano dovuta allo scoppio di una bomboletta di gas. E proprio su queste bombolette infiammabili (utilizzate dai detenuti per alimentare i fornelletti da cucina) e sulle lamette con cui i magrebini si sono praticati tagli alle braccia e con le quali hanno minacciato gli agenti è ora polemica. Sul fronte del personale di polizia, invece, in casi del genere non sono previste sostituzioni bensì il ricorso alla cancellazione di ferie e riposi.
Nella sezione numero 3 ci sono 22 celle, con 2 detenuti per ogni cella. Ora i detenuti della sezione 3 sono stati distribuiti in altre sezioni, dove potrebbero non essere “graditi”. Insomma, a problema si aggiunge problema, in un contesto già di per sé particolarmente delicato. Secondo i sindacati è in corso una indagine interna, ma nessuna conferma né smentita arriva dai responsabili del carcere, la comandante della Polizia penitenziaria e il direttore.



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