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25 agosto 2021 Aldo Di Giacomo, gli agenti sono diventati bersaglio di violenti e di bande che grazie al clima di delegittimazione nelle carceri e fuori hanno ripreso vigore

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“A poco più di un mese dalla visita del Premier Draghi e della Ministra Cartabia al carcere di Santa Maria Capua Vetere le aggressioni di detenuti a personale penitenziario, i sequestri di colleghi e gli atti di violenza nelle carceri si sono triplicate. Gli agenti sono diventati il bersaglio preferito non solo di singoli violenti ma anche di bande della criminalità che approfittando del clima di delegittimazione del personale hanno ripreso vigore per imporre il proprio controllo sfruttando una situazione di tacita assenza dello Stato”. È questo il quadro allarmato tracciato dal segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo in riferimento ai numerosi episodi che si susseguono da settimane coinvolgendo carceri del Nord, del Centro e del Sud “senza la risposta ferma che sarebbe necessaria da parte dell’Amministrazione Penitenziaria”. “Negli istituti penitenziari – afferma Di Giacomo - si respira un’atmosfera di spasmodica attesa per le promesse venute dal Governo e da un esercito di politici per scarcerazioni più facili, pene meno severe in nome della rieducazione e del riscatto sociale e per accrescere il sistema delle celle aperte con grande libertà di movimento e di traffici. Tutto questo accade mentre i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti hanno superato la soglia del 35% dell’attuale popolazione carceraria totale e gli psichiatrici quella del 3%, a riprova – dice il segretario del S.PP. – che il carcere è diventato un “porto di mare” dove scaricare persino quanti hanno bisogno di cure specifiche.
Dopo i fatti di Santa Maria Capua Vetere noi ci siamo assunti responsabilità chiedendo indagini rigorose perché chi ha commesso reati paghi ma non ci sembra sia accaduto lo stesso ad opera di ministri, parlamentari e politici che proseguono nella “retorica” del sistema penitenziario da riformare senza indicare come e quando. Manca in proposito uno straccio di idea su quale ruolo assegnare alla polizia penitenziaria diventata il capo espiatorio di colpe altrui che risalgono ai tanti Governi e Ministri Grazia e Giustizia che si sono succeduti negli ultimi trent’anni.
                 Con la preoccupazione fondata che la delegittimazione riguardi tutte le forze dell’ordine, un pericolo per l’ordine pubblico e una minaccia per la libera convivenza dei cittadini, ci rivolgiamo all’opinione pubblica perché apra gli occhi per rendersi conto che nelle carceri non sono reclusi vittime o angeli, ci sono autori di crimini efferati per i quali da tempo invece si sostengono la clemenza e provvedimenti di indulto e per rivendicare dalla politica e dalle istituzioni risposte adeguate a ripristinare la legalità.   Soprattutto dopo gli impegni solenni del presidente del Consiglio, Mario Draghi e del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che sfollando le celle, tutto si risolva di colpo. Se il sistema carcerario non funziona nel nostro Paese non è certo a causa di rivolte di detenuti o di fatti come quelli di Santa Maria Capua Vetere – di cui si è continuato a trasmettere in tv immagini anche a Ferragosto ma non quelle del personale aggredito - che sono solo la spia di un profondo malessere che ha antiche motivazioni chiaramente individuabili e da risolvere senza dimenticanze o strumentalizzazioni o sottovalutazioni. Ma continuiamo ad insistere: la priorità è oggi quella di mettere fine alla campagna di odio contro uomini e donne in divisa che sono oggetto di atti gravi di aggressioni, violenze ed intimidazioni”.  



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