Segreteria Generale - 349 4673401 - spp.segreteriagenerale@gmail.com
Vai ai contenuti

Menu principale:

20 dicembre 2019 Di giacomo: in Calabria si arrestano gli uomini dei clan della ndrangheta e a Parma l'ergastolano evade dal carcere con grande facilità

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“In Calabria si arrestano gli appartenenti ai clan della 'ndrangheta per rinchiuderli in carcere e strappare dalla radice la criminalità organizzata. A Parma si evade dal carcere con facilità. Non vorremmo che il grande lavoro delle forze dell'ordine calabresi, coordinato dalla procura antimafia di Catanzaro, diretta dal procuratore Nicola Gratteri, ai quali va il nostro riconoscimento, sia vanificato con altri “casi Parma”. È quanto sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo in riferimento alla fuga dell'ergastolano cinquantenne recluso nel carcere di Parma per una serie di reati tra cui omicidio che si trovava in regime di semilibertà. “E' solo uno dei tantissimi casi di detenuti che utilizzano i cosiddetti benefici per fuggire o per commettere altri reati. Qualcuno – aggiunge – dovrebbe ricordare la vicenda di qualche giorno fa dell'ergastolano Antonio Cianci che in un permesso premio di 12 ore ha tentato di uccidere un anziano per rapinarlo. Cosa dobbiamo più aspettarci per convincere anche i più strenui sostenitori dell'abolizione del carcere ostativo che le valutazioni di cosiddetta buona condotta e assenza di pericolosità sociale non possono essere teorie buoniste per redimere tutti?”. Nel sottolineare che “nel giro di qualche anno le evasioni da ogni tipo di beneficio concesso dai giudici, di conseguenza compreso gli arresti domiciliari, in Italia sono aumentate del 300%” il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria aggiunge: “almeno noi non accetteremo mai l'incomprensibile decisione della Corte Costituzionale che apre le celle a tutti i condannati all'ergastolo senza distinzione perché non è pensabile redimere tutti”. “Come se non bastasse la Corte europea dei diritti dell'Uomo anche la Corte costituzionale uccide per la seconda volta le vittime di mafia e della criminalità organizzata, offende le loro famiglie, delegittima il lavoro del personale che oltre a contrastare il “controllo” del carcere ad opera di mafiosi, come dimostra il quotidiano e continuo ritrovamento di telefonini, adesso subirà un nuovo affronto con i mafiosi che potranno sbeffeggiarci. Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all'ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Dobbiamo fermare questa assurdità perché come se non bastassero tutti i benefici – dalla semilibertà ai permessi-premio – l'eccesso di fiducia, perché di questo si tratta, si traduce nei numerosissimi episodi di cui la cronaca
è piena e con detenuti che aggrediscono il personale penitenziario, evadono, detenuti non sottoposti al 41 bis in permesso-premio che uccidono o rapinano. Figuriamoci cosa accadrà adesso per gli ergastolani “da redimere”. Per il S.PP. “bisogna mettere fine a questo sistema carcerario tipicamente italiano che rappresenta un pericolo per i cittadini e più direttamente per il personale penitenziario, di fatto delegittimato dalle sue funzioni e dai suoi compiti. Noi – conclude – continuiamo a credere che esiste una bella differenza tra vittime e carnefici”.



S.PP. SIndacato Polizia Penitenziaria - Tutti i diritti riservati

Iscriviti alla newsletter

Orario contatti Segreteria Generale
dalle ore 09.00 - alle 12.00
dalle ore 15.00 - alle ore 17.00
Telefono 349-4673401
Email:
>>segreteria@sindacatospp.it
>>spp@pec.sindacatospp.it

                   

Torna ai contenuti | Torna al menu