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2 dicembre 2019. Tre telefoni in cella boss: Aldo Di Giacomo, “dalle carceri comandano i capi clan di Sicilia, Campania e Calabria”. Caduto anche l’ultimo baluardo di isolamento con l’esterno del 41bis

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“La notizia che un boss della camorra, Giuseppe Gallo, è stato scoperto mentre telefonava dalla sua cella, nonostante il regime speciale del 41-bis a cui era sottoposto  nel carcere di Parma e del ritrovamento di tre telefoni - un Iphone e due apparecchi Android, che il camorrista teneva nascosti in cella – squarcia il velo di ipocrisia sulle condizioni dei detenuti del 41 bis che più di qualcuno vorrebbe definitivamente abolire”. Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria commenta così: “cade l'ultima roccaforte del 41 bis con i boss e capi dei clan attivi in Sicilia, Calabria e Campania che continuano a comandare dalle carceri”.
Il segretario del S.PP. aggiunge: “secondo i dati ufficiali di fonte ministero più aggiornati al 2017, è di 937 il numero totale di cellulari e sim ritrovati nei 190 istituti italiani. Quasi due per ogni carcere. Con un aumento del 58,22 per cento rispetto al 2016 (quando i cellulari e/o sim rinvenuti furono 426) e nell’ultimo anno oltre 2000 con un aumento del 100%. Numeri che purtroppo non indicano fedelmente la situazione. Questo significa – continua Di Giacomo – che per i capi delle organizzazioni criminali è una consuetudine diffusa impartire ordini con i telefonini. Solo la politica non se ne accorge non affrontando radicalmente la situazione e accogliendo la nostra proposta di inasprimento delle pene per i detenuti trovati in possesso di telefonini come per quelli che aggrediscono agenti, senza possibilità di concedere alcun tipo di beneficio. Almeno noi – dice Di Giacomo – non abbiamo alcuna intenzione di ammainare bandiera bianca all'anti- Stato che vuole dimostrare di essere più forte dello Stato. Lo dobbiamo innanzitutto alle vittime e alle famiglie delle vittime di attentati di mafia, 'ndrangheta, camorra e ai sempre più numerosi colleghi aggrediti in carcere.
Non sfugga inoltre che il piano cosiddetto sperimentale dell’Amministrazione Penitenziaria, con una spesa iniziale di 3,5 milioni di euro, per contrastare il sempre più diffuso uso di telefoni cellulari nelle carceri attraverso strumenti di rilevamento, è un autentico flop. Sarebbe stato decisamente più economico ed efficace modificare la normativa sul controllo dei familiari in visita ai detenuti e mettere realmente il personale penitenziario in condizione di ispezioni e controlli, soprattutto accrescendo le unità di servizio e le strumentazioni necessarie, persino qualche ‘mobile detector’ in più in grado di segnalare la presenza di smartphone e di cellulari di qualsiasi generazione anche se spenti, anche senza batteria, sprovvisti di sim card e anche se nascosti nei luoghi più impensabili, cavità anatomiche comprese. Oppure – afferma Di Giacomo – tanto vale seguire l’esempio della Francia che ha deciso di installare telefoni fissi nelle celle delle carceri francesi.



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