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5 febbraio 2020. Sicilia: Aldo Di Giacomo in visita al carcere di Messina, Catania e Palermo. Non bastano le minacce e le intimidazioni a fermare l’incessante attività del sindacalista che denuncia le drammatiche condizioni delle carceri italiane.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Se i criminali che hanno inviato due proiettili al sindacalista Aldo Di GIACOMO, Segretario Generale del Sindacato Polizia Penitenziaria “S.PP.”, pensavano che bastava minacciare o cercare di compiere atti intimidatori per fermare il coriaceo sindacalista della Polizia Penitenziaria hanno davvero sbagliato persona.
Aldo Di GIACOMO, dopo le vili minacce ricevute, non ha inteso abbassare la testa anzi, ha ripreso le sue attività di denuncia ancor più carico e convinto di prima affermando: “non sono le minacce a fermarmi, ricordo che già in passato, non molto tempo fa, ho ricevuto altre intimidazioni mediante email minatorie ed addirittura un pacco bomba, non per questo possiamo o dobbiamo smettere di denunciare che il carcere, oggi, non rappresenta più quel sistema di sicurezza che dovrebbe garantire gli onesti cittadini dallo strapotere dei criminali e delle organizzazioni criminali organizzate. È ormai noto a tutti che i criminali, proprio dalle carceri, continuano a comandare e gestire le organizzazioni di cui sono a capo, non passano giorni che nelle 200 carceri italiane vengano rinvenuti telefoni cellulari, anche nelle sezioni alta sicurezza ove sono reclusi pericolosi BOSS della mafia, della ndrangheta o camorra. Il sistema carceri ormai è fuori controllo, le politiche “buoniste” ispirate dai burocrati della unione europea e da una certa politica italiana ha fatto sì che i delinquenti potessero destabilizzare e rendere fragile e vulnerabile un sistema che avrebbe invece dovuto impedire ad essi di continuare a delinquere ed opprimere la società civile.
Lo STATO non ha saputo o non ha voluto opporsi e creare quelle condizioni per permettere di riprendere il totale controllo delle strutture carcerarie, le politiche adottate hanno indebolito le azioni di contrasto che gli uomini della Polizia Penitenziaria da sempre, a costo anche di sacrificio estremo, hanno cercato di porre in atto, sempre più soli.
Oggi sono qui in Sicilia per manifestare contro questo sistema che, non favorisce un vero contrasto alle mafie, non permette agli Uomini dello Stato di spezzare il legame che i “Boss” tengono con i propri affiliati e con i territori da essi controllati.
Oggi sono a visitare diversi istituti siciliani per far capire che il sistema penitenziario, se si vuole, se si ha coraggio, può tornare ad essere baluardo di legalità.
 
In Sicilia, il personale di Polizia Penitenziaria opera in condizioni drammatiche a causa delle precarie condizioni strutturali delle carceri e a causa di una grave carenza di organico, situazioni questa da noi sempre denunciate anche con azioni eclatanti, come quella che sto portando avanti ormai da diverse settimane con lo sciopero della fame, per riaccendere i riflettori ed attrarre l’attenzione su quegli eroi silenziosi che giornalmente sacrificano la propria vita per le Istituzioni e la collettività, i POLIZIOTTI PENITENZIARI, uniche vere vittime di un sistema che tende a santificare e garantire i criminali dimenticandosi dei suoi Servitori.
La Sicilia, deve essere emblema di legalità, la criminalità deve essere combattuta senza ma e senza sé, lo Sato deve fare lo Stato e sostenere Uomini (magistrati, poliziotti) che hanno davvero mostrato che le mafie possono essere combattute ad armi pari.
Ho voluto cominciare il mio “tour di legalità” proprio da una regione che può e deve riscattarsi ed il riscatto non può prescindere dal fatto che il carcere torni ad essere una Istituzione che contribuisca a combattere, eliminare, distruggere la “mala pianta””.
Conclude Di GIACOMO rivolgendo un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno fatto sentire la propria vicinanza dopo l’ultima minaccia ricevuta, affermando:
“la forza di continuare a lottare per la legalità, la forza di continuare a denunciare le falle di un sistema ormai al collasso, dopo le minacce ricevute, mi giunge dai tanti attestati di stima e solidarietà ricevuti, attestati di vicinanza che sono giunti da persone comuni da tantissimi colleghi ed anche da una parte del mondo politico, mi preme ricordare tra i tanti il Presidente della Regione Lazio anche Segretario del PD Nicola ZINGARETTI, il Questore della Camera Edmondo CIRIELLI (FdI), il deputato Emanuele PRISCO ( FdI),questi ultimi hanno annunciato una interrogazione parlamentare al Ministro BONAFEDE, la Presidente della Commissione Giustizia della Camera Francesca BUSINAROLO ( M5S) e tutti gli altri 57 deputati e senatori che hanno fatto sentire la loro vicinanza, i vertici dell’Amministrazione penitenziaria, benissimo, ora però chiedo a loro un impegno politico per ristabilire un giusto equilibrio che permetta all’istituzione carcere di tornare al centro delle politiche di governo e soprattutto chiedo maggiore attenzione e rispetto per il personale di Polizia Penitenziaria, che ripeto, per troppo tempo è stato abbandonato ad un triste destino.”.



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