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24 novembre 2017. Agente arrestato a Milano: Aldo Di Giacomo “non accettiamo che gli agenti siano messi alla gogna”

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Attivita Sindacale ·

Lo strabismo diffuso da tempo nel nostro Paese che non consente di distinguere le vittime
dai carnefici ha fatto ancora un brutto scherzo privando della libertà un poliziotto e mettendo alla gogna tutto il personale penitenziario italiano. E’ il commento del Segretario Generale Aldo Di Giacomo all’arresto di un agente in servizio nel carcere milanese di San Vittore accusato del presunto pestaggio di un detenuto tunisino che aveva denunciato una serie di furti e vessazioni avvenute anni fa, peraltro all’interno di un altro penitenziario, quello di Velletri.
Di Giacomo - da 31 giorni in sciopero della fame per protesta contro alcune modifiche al sistema carcerario che lo stanno rendendo il peggiore della storia italiana, e che si riverbera fuori dalle celle nelle nostre città con una diffusa situazione di totale insicurezza per i cittadini abbandonati a se stessi e ai quali si nega persino il diritto alla legittima difesa – sostiene che la vicenda, per quello che raccontano i giornali, ha molti elementi grotteschi e comunque poco chiari. Sembra più la trama di un romanzo giallo o di un film del genere nero ad effetto che una storia verosimile.
La realtà rispetto alla trama romanzata è un’altra: dall’introduzione del nuovo regolamento
carcerario con l’introduzione delle cosiddette “celle aperte” ogni giorno 12 poliziotti in media sono costretti a ricorrere alle cure di sanitari a seguito di aggressioni e sono aumentati del 700% gli eventi critici in generale, quali le liti tra detenuti, suicidi, per non parlare delle evasioni.
Pur confidando nell’operato della magistratura e convinti che l’agente saprà dimostrare la sua condotta, noi – dice il segretario generale del SPP – non ci stiamo a subire l’ennesimo fango buttato addosso a chi svolge il suo lavoro ed è costretto a subire il mancato rispetto da parte del Governo che nelle scorse settimane ha aumentato la paga oraria dei detenuti- lavoratori e non quella del personale di questo come di tutti gli altri Corpi delle forze dell’ordine. Non ci stiamo alla campagna mediatica che vorrebbe far passare i poliziotti per violenti e cattivi.
Ma c’è anche un altro aspetto intollerabile: l’agente arrestato dovrà pagarsi le spese legali mentre solo il patrocinio gratuito ai profughi costa allo Stato italiano circa 90 milioni l’anno. La parcella di un avvocato d’ufficio pagato dallo Stato, solo per il primo grado di giudizio, costa sugli 800 euro; in appello arriva a 1.200 euro. Poi c’è la Cassazione, e il costo sale ancora. Inoltre agli extracomunitari a cui non è concesso l’asilo nel nostro Paese si aggiungono i poco meno di 20mila detenuti stranieri che costituiscono circa il 35% della popolazione carceraria complessiva, a cui è riconosciuto lo stesso diritto di difesa gratuita, alzando di molto questo tipo di spesa.



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