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22 febbraio 2020. Situazione coronavirus: Di Giacomo, nelle carceri lombarde e venete bloccare ogni attività di contatto esterno. E’ panico tra poliziotti e detenuti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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La situazione del coronavirus in Lombardia e in Veneto richiede le stesse misure di emergenza e prevenzione che sono state decise dal Ministero della Salute, Regioni e Comuni anche per le carceri delle due regioni. È prioritario ed urgente bloccare ogni attività di contatto esterno nei 19 istituti penitenziari lombardi dove sono reclusi circa 9 mila detenuti e nei 9 istituti penitenziari veneti dove sono reclusi circa 2.500 detenuti. È quanto sollecita il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo scrivendo ai Ministri Speranza e Bonafede, al capo del D.A.P. ed ai presidenti delle regioni. Contestualmente – aggiunge - si impone un'accelerazione in tutti gli istituti penitenziari del Paese alla campagna di prevenzione e di comunicazione sul coronavirus che abbiamo chiesto nei giorni scorsi agli stessi Ministeri coinvolgendo prima di tutto i Provveditorati Regionali per la Lombardia e il Veneto nella campagna di informazione del personale penitenziario, perché sia perfettamente a conoscenza del “decalogo” diffuso dal Ministero della Salute come di tutte le misure di base per la prevenzione. Soprattutto in questa circostanza non va sottovalutata continua il segretario del S.PP. - l'insufficiente dotazione nelle carceri lombarde e venete di personale medico e sanitario e l’inesistente informazione che potrebbe contribuire in modo significativo nella diffusione del virus.
Pensiamo, inoltre, sia indispensabile e prioritario dotare gli istituti penitenziari delle due regioni, per poi passare con gradualità a tutti gli altri istituti d’Italia, degli strumenti essenziali, quali termometri- misuratori febbre, mascherine, tute speciali, ecc., considerando la molteplicità di accessi nelle carceri da parte di familiari e di personale civile i quali rappresentano un rischio di trasmissione, sia pure semplicemente ipotetico, ma assolutamente da evitare. Non si può, inoltre, disconoscere la paura tra la polizia penitenziaria ed i detenuti che certo non giova a vivere la situazione in modo sereno.
Abbiamo due casi – dice Di Giacomo - che non consentono ulteriori sottovalutazioni: uno quello della nave da crociera Diamond Princess e due quello delle carceri cinesi che testimoniano come in spazi ristretti il virus abbia maggiore occasione di diffusione, avendo come unica soluzione l’evacuazione della nave e delle carceri.
Solo immaginare cosa potrebbe, anche solo ipoteticamente, accadere in un carcere dovrebbe richiedere un'attenta valutazione a partire da un tavolo specifico congiunto Ministeri Salute-Giustizia per le misure da assumere nelle carceri.
È opportuno spiegare a chiare lettere - continua Di Giacomo – che vista la situazione nelle regioni Lombardia e Veneto non sono più procrastinabili interventi di natura straordinaria che garantiscano la massima attenzione per evitare il propagarsi del virus all’interno delle carceri. Di Giacomo annuncia che sarà presto nelle regioni suddette per incontrare i provveditori e i direttori degli istituti penitenziari per garantire la massima attenzione al problema e per incontrare la polizia penitenziaria.



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