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16 dicembre 2019. “A Rebibbia i Casamonica fanno il bello e il cattivo tempo”: Di Giacomo, tanto vale trasferirli direttamente in albergo

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari nel maxiprocesso al clan dei Casamonica sulla vita “comoda” in cella a Rebibbia per alcuni capi clan forse hanno sorpreso qualcuno ma non certo noi. È da un pezzo che denunciamo che gli istituti di pena, anche quelli con detenuti sottoposti (non si sa ancora per quanto tempo) al 41 bis, sono diventati alberghi a tre stelle dove entra ed esce di tutto”. È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo alle affermazioni del “pentito” Fazzari – “I Casamonica a Rebibbia fanno il bello e il cattivo tempo” – prendendo le distanze dagli “attacchi generalizzati al personale penitenziario con il solo scopo di delegittimare il loro lavoro”.
“Piuttosto c’è una situazione a Rebibbia come in tanti altri istituti penitenziari – dice Di Giacomo – che non consente a nessuno di chiudere uno o entrambi gli occhi. Accade che gli ordini partono dalle celle o attraverso le visite di familiari oppure più comodamente attraverso il telefonino. Non sottovalutiamo che nel giro di un anno nei penitenziari italiani sono stati sequestrati oltre 2.100 telefonini. E sempre in entrata c'è di tutto: dall'aragosta allo champagne. A questo punto, credo che 300 euro a detenuto possano bastare per un soggiorno lussuoso in albergo. Tanto – continua Di Giacomo – prima o poi si dovranno scarcerare mafiosi e terroristi. Come se non bastasse la Corte europea dei diritti dell'Uomo la recente sentenza della Corte costituzionale uccide per la seconda volta le vittime di mafia e della criminalità organizzata, offende le loro famiglie, delegittima il lavoro del personale che oltre a contrastare il “controllo” del carcere ad opera di mafiosi, adesso subirà un nuovo affronto con i mafiosi che potranno sbeffeggiarci. Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all'ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Sulle conseguenze della sentenza - ci dicono - sono al lavoro gli uffici del ministero della Giustizia. A noi non basta sapere che si pensa al ricorso come è già avvenuta, in maniera del tutto formale e del tutto inefficace, con la Corte Europea. Dobbiamo fermare questa assurdità perché come se non bastassero tutti i benefici – dalla semilibertà ai permessi-premio – l'eccesso di fiducia, perché di questo si tratta, si traduce nei numerosissimi episodi di cui la cronaca è piena con detenuti che aggrediscono il personale penitenziario, evadono, detenuti non sottoposti al 41 bis in permesso-premio che uccidono o rapinano. Figuriamoci cosa accadrà adesso per gli ergastolani “da redimere”.
Per il S.PP. “altro che continuare con il regime delle celle aperte; bisogna mettere fine a questo sistema carcerario tipicamente italiano che rappresenta un pericolo per i cittadini e più direttamente per il personale penitenziario, di fatto delegittimato dalle sue funzioni e dai suoi compiti. Altrimenti meglio nuovi alberghi e di conseguenza assumere portieri di notte”.



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