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29 giugno 2019. Mafia nigeriana: Di Giacomo, persino il Washington post se ne occupa e i Ministri all’interno e alla giustizia?

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Se persino il prestigioso Washington Post dedica un ampio servizio alla mafia nigeriana in Italia vuol dire che non siamo più i soli, in verità già da tempo, a lanciare l’allarme specie sul continuo reclutamento di manodopera criminale nelle carceri e nei centri di accoglienza degli immigrati”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo che aggiunge: “non si può più chiudere gli occhi sull’assalto delle confraternite nigeriane più violente - dai Black Axe ai Vikings, passando per gli Eiye ed i Maphite - in un Paese che deve ancora combattere per indebolire la mafia nostrana. La recente indagine delle Fiamme Gialle, coordinata dalla Dda palermitana, che ha consentito di smantellare una organizzazione criminale, operante tra la Nigeria, la Libia e l’Italia, ha rivelato nuovi aspetti raccapriccianti di violenza sulle donne avviate alla prostituzione che si aggiungono a quelli sui traffici di organi umani. Approfittando del loro evidente stato di vulnerabilità psicologica, le giovani nigeriane erano sottoposte alla celebrazione di macabri riti “Vodoo” posti a garanzia del debito ‘contratto’. E per rendere l’assoggettamento delle vittime ancora più simbolico e potente, i rituali magici – eseguiti anche nel continente africano presso “santuari e/o templi” (i cosiddetti “shrines”) – avevano ad oggetto il sacrificio di animali, il prelievo di unghie, capelli e biancheria intima delle vittime, hanno riferito gli inquirenti. Va sottolineato – aggiunge Di Giacomo – che solo qualche giorno fa, per la prima volta in Italia, una perizia antropologica disposta durante un processo ha certificato la capacità dei riti voodoo di controllare 'a distanza' i comportamenti delle donne che si trasferiscono dalla Nigeria all'Italia e finiscono in un giro di prostituzione. Ma oltre ad azioni ed interventi nazionali di controllo nelle carceri e fuori credo che la mozione per attività di contrasto della mafia nigeriana sui territori, approvata dal Consiglio Regionale Marche – afferma il segretario del S.PP. – possa rappresentare un buon esempio da seguire anche per tutti gli altri Consigli Regionali. Le Marche, dopo il caso della povera Pamela a Macerata, che ha sconvolto l’opinione pubblica italiana, è indicata dagli inquirenti come nuovo terreno di conquista da parte di questa potente e pericolosa nuova forma di criminalità. Intendiamo pertanto sollecitare incontri con i rappresentanti di tutti i Consigli Regionali per tenere alta l’attenzione e condividere un’iniziativa comune che serva da pungolo nei confronti dei Ministri dell’Interno Salvini e alla Giustizia Bonafede”.



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