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2 novembre 2017. Presi i tre evasi di Favignana, sono stati catturati la notte scorsa dal nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e dei carabinieri

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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È durata cinque giorni la caccia ai tre pericolosi evasi dal carcere di Favignana: sono stati catturati la notte scorsa dal nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria e dei carabinieri.  Adriano Avolese, 36 anni, all’ergastolo per omicidio, Giuseppe Scardino, 41 anni, condannato a 15 anni per una serie di rapine violente e per il tentativo di omicidio di un poliziotto a Scoglitti (Ragusa), fuggiti sabato scorso, sono stati ripresi a Punta Longa dopo un tuffo in acqua, una volta scoperti vicino alla barca che volevano rubare per raggiungere la costa marsalese che dista 15 minuti di navigazione. Mentre Massimo Mangione, 37 anni, condannato a 12 anni e 8 mesi per gli stessi reati di Scardino, è riuscito in un primo momento ad allontanarsi a nuoto. Gli investigatori hanno perlustrato la costa attorno e seguito le tracce lasciate sul terreno dall’acqua che colava dagli indumenti inzuppati e lo hanno preso poco dopo. Dopo la fuga dalla casa di reclusione «Giuseppe Barraco» i tre sarebbero rimasti nascosti sempre nello stesso posto, che dev’essere ancora scoperto: o un anfratto roccioso dell’isola o una delle tante villette che terminata la stagione estiva rimangono chiuse. Avolese, Scardino e Mangione sono stati portati al comando dei carabinieri di Trapani dove sono stati interrogati. Poi in carcere.
Terminata la `caccia´ ai tre criminali in fuga, le indagini ora si concentrano sulle modalità dell’evasione che, dopo giorni di studio dei particolari, appare sempre più anomala. I tre avrebbero segato le sbarre della cella dopo aver legato e imbavagliato un quarto detenuto per evitare che desse l’allarme, dice lui, sarebbero saliti sul tetto e poi sarebbero saltati come uomini ragno aiutati da lenzuola annodate su altri punti delle mura che circondano gli edifici delle celle fino a scavalcare quello di cinta. Dopo le indagini tecniche tutto ciò sembrerebbe possibile solo a degli stuntman allenati. Le lenzuola sul muro di cinta dell’istituto penitenziario, sussurra un investigatore, ribadendo le voci della prima ora, potrebbero essere state lasciate per simulare una fuga che in realtà sarebbe avvenuta con modalità diverse e quindi con la partecipazione di persone ancora sconosciute.
L’ipotesi degli investigatori è suffragata da alcuni elementi: la ridotta lunghezza delle lenzuola (che avrebbero costretto i tre a compiere un salto nel vuoto di oltre tre metri) ma anche il fatto che difficilmente gli evasi possano essere riusciti a salire sul tetto e a saltare, senza perdere l’equilibrio, sul muro di cinta.  Il procuratore di Trapani Alfredo Morvillo, in conferenza stampa accanto agli ufficiali dei carabinieri e ai dirigenti della polizia penitenziaria, dice chiaramente «Stiamo verificando se all’interno della struttura penitenziaria possano esserci state responsabilità colposo o dolose». Accertamenti sono in corso per stabilire la provenienza degli arnesi (chiavi inglesi e cacciaviti) che i fuggiaschi avevano con loro al momento dell’arresto. Il magistrato, nel sottolineare che la «cattura è frutto della professionalità dei carabinieri e della polizia penitenziaria, rimarca che «le indagini puntano a far luce su quello che è successo all’interno del carcere».



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