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5 febbraio 2020. Parma: aggressione Agenti Penitenziari ad opera di un detenuto marocchino. Di Giacomo, troppi stranieri nelle nostre carceri. Vanno rispediti a casa

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“Basteranno poche ore dal giorno di terrore nel carcere di Parma ad opera di un detenuto marocchino che ha messo a serio rischio la vita di numerose persone, tra cui quelle degli agenti della polizia penitenziaria (di cui uno ha riportato trauma cranico) intervenuti per bloccare il nordafricano, perché tutti – politici per primi – dimenticheranno la nostra denuncia datata di anni: ci sono troppi detenuti nord-africani ed africani nelle nostre carceri.
A fine 2019 sono esattamente 10.413 di cui 3.651 marocchini che rappresentano la nazionalità estera più diffusa”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo impegnato da giorni in un tour tra le carceri italiani che ha visto già tappe in Campania, Puglia, Molise, Calabria ed oggi in Sicilia, e attraverso forme di protesta come lo sciopero della fame, a seguito delle gravi minacce ricevute (una lettera con due proiettili): “Se l'atteggiamento buonista sintetizzabile dietro la presunzione di rieducare tutti i detenuti e malviventi italiani continua a produrre la situazione attuale di controllo degli istituti penitenziari ad opera di clan di mafia, ndrangheta, camorra, lo stesso atteggiamento – dice - è ancora più irresponsabile nei confronti degli stranieri nordafricani tra i più violenti e spietati come dimostrano i fatti di cronaca che coinvolgono le cult della mafia nigeriana”.
Per il segretario del S.PP. “il personale penitenziario è abbandonato a sé stesso, senza disporre di interpreti e mediatori, a fronteggiare le violenze specie dei detenuti africani. Per non continuare a contare gli episodi di aggressioni, di rivolte, ad esprimere solidarietà ai nostri colleghi e alle loro famiglie e per non restare inermi al reclutamento di islamici radicalizzati e terroristi, c'è solo una strada da seguire che abbiamo indicato da tempo: il trasferimento dei detenuti stranieri nei Paesi di origine anche senza il loro consenso. Non si sottovaluti: un terzo della popolazione carceraria in Italia è composto da detenuti stranieri, si tratta di circa 20 mila detenuti stranieri ed ognuno di essi costa alla collettività circa 137 euro al giorno. L’Italia non può più permettersi questa spesa, tanto più  se  si  considera che  siamo  oggetto  di  sanzioni  da  organismi  dell'Ue  per  il  sovraffollamento carcerario. Dentro e fuori le carceri ci sono troppi stranieri che delinquono e devono essere rispediti a casa propria.
A questo punto il compito del sindacato del personale penitenziario – afferma – non può essere più ordinario e di semplice denuncia. Servono azioni e manifestazioni straordinarie come quelle che stiamo mettendo in campo, chiamando i cittadini a sostenerci perché c'è bisogno di legalità e sicurezza dentro e fuori dal carcere”.



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