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02 marzo 2020. DPCM coronavirus: Di Giacomo, appena nove righi su carceri per tacitare la coscienza

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“I nove righi del Dpcm in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID- 19 dedicati alla complessa situazione degli istituti penitenziari del Paese sono la conferma che non c'è alcuna consapevolezza su cosa potrebbe accadere se ci fosse un solo caso positivo in un solo carcere”. È il commento del segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo che sta compiendo un tour attraverso le carceri del centro-nord per monitorare la situazione.
“All'art 4 (Ulteriori misure sull’intero territorio nazionale) del Dpcm in maniera sbrigativa, per il contenimento della diffusione del contagio si rinvia a generici “adeguati presidi idonei a garantire, secondo i protocolli sanitari elaborati dalla Direzione Generale della prevenzione sanitaria del Ministero della salute, i nuovi ingressi negli istituti penitenziari e negli istituti penali per minorenni”. Cosa significa di preciso? Siamo di fronte ad un atteggiamento di grave sottovalutazione anche se, lo abbiamo detto ieri e lo ribadiamo, le tensostrutture che si stanno realizzando principalmente davanti o all'interno degli istituti penitenziari principalmente della Lombardia ma anche a Poggioreale-Napoli sono un primo passo importante in direzione del piano di misure di emergenza per la prevenzione alla diffusione del coronavirus che stiamo sollecitando da settimane a tutela della salute del personale penitenziario e dei detenuti . Dalle informazioni che ho raccolto a Milano-Bollate, Bologna, Ancona – aggiunge il segretario generale del S.PP. - emerge una situazione di diffusa preoccupazione tra la popolazione carceraria e il personale, mentre la circolare del DAP viene interpretata in maniera difforme da provveditori regionali e direttori di carcere. In troppi istituti i colloqui familiari-detenuti si tengono regolarmente senza alcuna misura di prevenzione. Per non parlare di mascherine, termometri specifici e di presidi personali di sicurezza che sono inesistenti.
“E' tempo dunque – conclude Di Giacomo – di misure straordinarie improntate sull' “eccesso di precauzione” e non certo per tacitare la coscienza, attraverso un'azione mirata al coordinamento di misure quanto più uniformi nei 190 istituti penitenziari italiani che ospitano complessivamente 60.769 detenuti di cui 19.888 stranieri. Dal dossier del S.PP. consegnato al Ministero della Salute emerge che nelle carceri d’Italia due detenuti su tre sono malati, tra i 25mila e i 35mila sono affetti da Epatite C, in aumento Hiv positivi (6.500) e tubercolosi. Tutte categorie che gli esperti indicano tra quelle a maggiore rischio”.



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