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26 settembre 2019. Tentato omicidio nei confronti di un Agente nel carcere di Genova: Di Giacomo, sono almeno 2mila i detenuti con problemi psichiatrici dimenticati nelle carceri dal Dap e dalla politica

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“La gravissima aggressione nel carcere di Genova di un agente penitenziario ad opera di un detenuto con problemi psichiatrici, con il tentativo di ucciderlo, è solo la punta dell'iceberg di una situazione che denunciamo da tempo: dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari con la legge 81/2014 almeno 2 mila detenuti con problemi mentali sono in carcere invece di essere ricoverati nelle Rems, le strutture alternative agli istituti di pena". È quanto sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo.
“Si continua a sottovalutare che - aggiunge - per la ben nota carenza di psichiatri e psicologi il personale di polizia penitenziaria a Genova come in tanti altri carceri, mettendo a rischio la propria incolumità, è costretto a svolgere mansioni non proprie rispetto ad una realtà, quella della salute mentale dei detenuti, che troppo spesso viene dimenticata da report e statistiche.
Ogni anno oltre 400 persone provenienti dal carcere – secondo l ’allarme lanciato dalla Sip (Società Italiana di Psichiatria) a giugno scorso in occasione del convegno nazionale di Firenze – sono inserite nelle strutture psichiatriche senza averne alcuna indicazione. Oltre 400 su circa 8 mila pazienti ‘veri’ che ottengono una misura di sicurezza non detentiva presso i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) o detentiva nelle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS). Sono numeri non ufficiali, certamente sottostimati, ma che descrivono la situazione si trovano i singoli DSM e le REMS sul territorio dal mese di aprile 2019, e che sottolineano come il fenomeno ormai interessi il 5% del totale degli autori di reato inviati alla psichiatria.
Rispetto a chi è nel sistema penitenziario - si legge nell’ultimo rapporto del Ministero - si calcola che oltre il 50 per cento dei detenuti assume terapie farmacologiche per problemi psichiatrici. Secondo quanto prevede la legge, in ogni regione devono essere garantiti appositi servizi di assistenza, attraverso l’attivazione di reparti di “Osservazione psichiatrica” per la cura dei detenuti affetti da specifiche patologie e «stabilire la loro compatibilità con il regime carcerario». Ma questo non accade”.
Di Giacomo rivolge un appello al Ministro alla Giustizia Alfonso Bonafede affinché ponga fine a questa vergogna; il carcere non può continuare ad essere un immondezzaio dove si butta dentro di tutto. Vi è bisogno di rivedere la vigilanza dinamica con un sistema che consenta di porre al centro la rieducazione dei pochi detenuti che vogliono farlo e non come ora che si dà mandato di delinquere ai criminali che gestiscono i loro traffici illeciti da dentro le carceri o peggio ancora alla criminalità organizzata di scegliere come ricovero da possibili agguati sapendo che dà dentro comunque riescono a gestire senza preoccupazione le loro strutture esterne.



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