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15 novembre 2017. Aldo Di Giacomo: ventiquattresimo giorno di sciopero della fame, carceri in mano ai delinquenti, Ministro e Governo colpevoli di una situazione fuori controllo sia dentro che fuori dagli istituti.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Attivita Sindacale ·

L’efferato duplice omicidio a Roma per mano di un 35enne romano evaso dagli arresti domiciliari, reo confesso almeno di uno dei due assassini, se ci fosse ancora bisogno, testimonia che sulla sicurezza dei cittadini non si può più scherzare. Sono troppi i delitti commessi da quanti sono ammessi alla misura cautelare senza passare per il carcere che con l’alibi di svuotare le celle finisce per rappresentare un ulteriore pericolo per la gente. Ad affermarlo è Aldo Di Giacomo segretario generale del SPP (Sindacato Polizia Penitenziaria) che è giunto al ventiquattresimo giorno di sciopero della fame per protestare contro la situazione di totale insicurezza dentro e fuori le carceri.
L’ allarme sociale – aggiunge - è sempre più grave sino a raggiungere la media di sei evasioni al mese o direttamente dalle celle o più comodamente dagli arresti a casa propria. Non ci sono le condizioni di legalità dentro gli istituti penitenziari dove si rende più comoda la vita dei detenuti, proprio come accade con la modifica del trattamento per quanti sono sottoposti al 41 bis che il governo vorrebbe  completamente abolire, figuriamoci come si può pensare di creare sicurezza fuori. Ogni giorno 12 poliziotti devono ricorrere alle cure mediche per aggressioni da parte dei detenuti, ma il dato più grave è quello relativo ai detenuti più deboli che subiscono ogni sorta di violenza. Il Ministro ed il Governo hanno una responsabilità grave per l’attuale situazione carceraria, perché concedere tutti questi benefici ha portato ad un aumento esponenziale degli eventi critici nelle carceri. Di fatto le carceri sono in mano ai detenuti. Fuori è ancora peggio con un numero incontrollato di extracomunitari sono in aumento i reati commessi quasi totalmente da loro, mentre la nostra proposta di legge iniziativa popolare per la legittima difesa nonostante abbia 2.100.000 firme è ferma ancora in Parlamento.
Per garantire, invece, vere condizioni di sicurezza nelle nostre città e non solo con i soliti proclami – dice il segretario del SPP – c’è bisogno di ben altro. Iniziando prima di tutto dal rispetto ai famigliari delle vittime molto spesso o sempre dimenticati. La politica si occupi seriamente del problema della sicurezza oggi ha dimostrato solo buonismo per redimere delinquenti e continua a sostenere l’accoglienza di immigrati e cosiddetti profughi protagonisti di atti di violenza, furti, scippi che terrorizzano interi quartieri e zone delle nostre città.



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