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19 marzo 2019. Aldo Di Giacomo incatenato protesta davanti camera dei deputati

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Carcere di Uta, “ancora un detenuto trovato con cocaina ingerita al rientro dal permesso”; gli agenti del carcere di Trento si portano il pranzo da casa; assolti cinque boss della mafia foggiana accusati di rissa in carcere perché il fatto non sussiste: sono solo tre dei tanti titoli di articoli di giornali di questi ultimi tre giorni che né all’Amministrazione Penitenziaria né al Ministero Grazia e Giustizia leggono semplicemente perché il carcere non trova spazio nel contratto di programma di Governo Lega-M5S e quindi se ne fregano.
Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato polizia penitenziaria, che da oggi manifesta ad oltranza a Roma davanti la Camera dei Deputati, incatenato a “testimonianza” delle “catene” che legano chi “si batte per affermare nei fatti la legalità e la sicurezza nelle celle e fuori di esse”.
Vogliamo parlare di cosa circola nelle celle? Nel corso dello scorso anno sono stati rinvenuti nelle carceri italiane più di 750 telefonini cellulari, molti dei quali utilizzati da capi clan per gestire comodamente i propri traffici illeciti e le loro associazioni criminali; sono stati sequestrati più di 12 kg di droga; quasi 600 sono state le aggressioni perpetrate in danno di poliziotti penitenziari, ogni giorno una media di 12 poliziotti penitenziari è costretta a far ricorso alle cure dei diversi nosocomi della Repubblica in seguito alle violenze subite; 65 i suicidi di detenuti in carcere e 8 di personale penitenziario. Sono dati che – dice Di Giacomo – da soli dovrebbero servire ad aprire occhi ed orecchie anche in Parlamento ed invece mentre si annunciano nuove assunzioni non ci sono soldi per le mense: una sequela di appalti e sub appalti vari che negli anni ha portato al fallimento di aziende che dovevano fornire la mensa degli istituti di pena (almeno una trentina) e dove nonostante l’incalzare dei sindacati il ministero della giustizia è rimasto assente e in silenzio. Tutto parte dal Triveneto e dall’Emilia Romagna. Poi però investe anche il Trentino. Così gli agenti che già si pagano il vestiario nuovo e persino il posto-branda adesso mangiano con il cibo portato da casa. Ecco perché dopo oltre sei mesi dall’avvio della campagna “Noi le vittime Loro i Carnefici”, un tour che ci ha portato in decine di tappe a manifestare davanti numerose carceri del Paese per la dignità del personale penitenziario e per la sicurezza dei cittadini, abbiamo deciso di portare la protesta davanti la Camera dei Deputati. Non possiamo più tollerare la confusione tra carnefici e vittime e interpretiamo la rabbia dei nostri colleghi di Foggia che dopo aver rischiato la vita per sedare la  rissa in cella tra boss a distanza di qualche anno li vedono assolti come se non fosse accaduto nulla. Purtroppo dobbiamo registrare che le aggressioni agli agenti, le risse tra detenuti e persino i suicidi di personale di Polizia Penitenziaria non fanno più notizia se non per pochi righi di cronaca locale. Noi vogliamo tenere accesi i riflettori dell’opinione pubblica su questi temi, sulla verità che nessuno può smentire che nelle carceri comandano i boss e capi clan con il rischio sempre più alto di radicalizzazione di islamisti potenziali terroristi come della diffusione della mafia nigeriana, nella convinzione che la certezza della pena non può essere solo un buon auspicio: la gente – la vittima - è stanca di vedere dopo poche settimane dall’arresto il malvivente-carnefice che gira davanti casa propria.



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