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17 ottobre 2019. Arresto agenti polizia penitenziaria Torino: Di Giacomo, basta con il gioco al massacro. È partita la campagna di legittimazione della polizia penitenziaria

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Diciamo basta al gioco al massacro degli agenti di polizia penitenziaria. L'arresto di sei agenti in servizio nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino è la goccia che fa traboccare il vaso dell'esasperazione. Uno sciacallaggio mediatico senza precedenti: i colleghi di Torino processati da giornali e TV senza una condanna di primo grado, mentre le atrocità commesse dai detenuti nei confronti degli agenti penitenziari non viene neanche più riportato dai media come il caso dell’infermiera di Viterbo presa in trappola da un detenuto che si è finto poliziotto e massacrata di botte”. Lo afferma il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che aggiunge: “dopo San Gimignano ancora una campagna mediatica basata questa volta su testimonianze di ex detenuti, senza che la giustizia abbia fatto il suo corso. Prima di esprimere condanne pesanti e definitive bisogna attendere il procedimento giudiziario. Dalla nostra esperienza sappiamo bene che solo il 5 per cento di inchieste analoghe con il coinvolgimento di colleghi si è risolto con condanne. Per questo noi siamo dalla parte del personale degli istituti Lorusso e Cutugno di Torino, ai quali va la nostra solidarietà e la nostra vicinanza come alle loro famiglie, fino a quando non ci saranno condanne, sollecitando la massima celerità per la conclusione delle indagini per non offrire altro tempo alla campagna denigratoria in atto attraverso i media”. “C'è sicuramente chi nel Governo, al Ministero, al Dap, ma più in generale nel Parlamento e in politica – aggiunge Di Giacomo – sottovaluta un aspetto: la delegittimazione del personale penitenziario, da una parte, rafforza i gruppi criminali e mafiosi che nelle carceri puntano al controllo totale e a proseguire l'attività impartendo ordini a quanti sono in libertà, come accade con i boss della mafia intercettati al telefono, oltre ad incrementare le aggressioni agli agenti, centomila volte maggiori del “caso San Gimignano” e “caso Torino”; dall'altra, equivale alla resa incondizionata dello Stato. Purtroppo dal nostro osservatorio, dalla visione di chi lavora quotidianamente negli istituti penitenziari, giungono segnali sempre più allarmanti che rivolte, liti, ritrovamenti di telefonini e sim, droga, armi contundenti confermano, circa una situazione che vede gruppi di carcerati approfittare dell'indebolimento dell'autorità imponendo la loro autorità. È questa una fase ancor più delicata – dice il segretario del S.PP.: in quanto vede il nuovo Governo intensificare la “politica del buonismo” avviata con il precedente Governo che oltre ad estendere il sistema delle celle aperte aveva previsto persino le “celle per l'amore”. Noi – conclude Di Giacomo – non consentiremo di “macellare” i nostri colleghi avvertendo che le conseguenze sono quelle di portare lo Stato al “macello”.



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