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18 novembre 2017. Aldo Di Giacomo: successione Riina scatenerà guerra in carceri specie in tredici Istituti 41 bis

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Attivita Sindacale ·

La successione a Totò Riina scatenerà una guerra anche all’interno delle carceri ed in particolare nei 13 istituti penitenziari dove sono in cella complessivamente 740 detenuti per reati di criminalità organizzata e terrorismo in regime di carcere duro. E’ proprio da quanti sono sottoposti al 41 bis che bisogna aspettarsi “pizzini” di ordine ai clan del mandamento di Corleone per indicare da subito i reggenti provvisori ed in tempi medi affermare la supremazia del nuovo boss dei boss. E’ quanto sostiene il segretario generale del SPP (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo che è giunto al 27esimo giorno di sciopero della fame per protestare contro le “modifiche striscianti” dell’attuale sistema penitenziario e per garantire, fuori dal carcere, la sicurezza dei cittadini, avviando un tour tra carceri e piazze con una serie di incontri pubblici già tenuti in numerose città italiane.
Del resto – aggiunge - non sarebbe certo la prima volta che un boss, nonostante il regime del carcere duro, riuscisse a veicolare un'informazione all'esterno. Non bisogna inoltre dimenticare che pian piano stanno tornando in libertà decine e decine di vecchi capi mafia che hanno saldato definitivamente il loro conto con lo Stato o che escono con libertà anticipata (per un motivo o per un altro).
Ma anche se Il nome che circola con più insistenza per la successione di Riina è quello di Matteo Messina Denaro, boss trapanese, latitante da 24 anni, io ho un’altra tesi. La successione questa volta potrebbe coinvolgere una donna, moglie, sorella o figlia di un vecchio o emergente capo mafia. E’ un fenomeno quello femminile che – evidenzia Di Giacomo – da tempo caratterizza la mafia e criminalità organizzata in Sicilia ed altrove superando il vecchio clichè delle donne con ruoli subalterni agli uomini.
Per il segretario generale del SPP intensificare la vigilanza specie nei 13 istituti penitenziari del 41 bis ha sicuramente il doppio effetto di prevenire la tensione nelle celle e intercettare i “pizzini”. Tutt’altra cosa rispetto al tentativo di smantellamento del 41 bis portato avanti dal DAP con la recente circolare con il pretesto di regolamentare e uniformare in tutti gli istituti penitenziari la reclusione dei detenuti sottoposti al 41 bis.



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