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20 dicembre 2018. Aldo Di Giacomo, da politici e governanti solo promesse e proclami, di concreto nulla

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Dopo la perizia psichiatrica che attesta che Alice Sebesta, la detenuta che uccise i suoi due figli scaraventandoli dalle scale all’interno della sezione femminile del carcere di Rebibbia, era capace d’intendere e di volere nel momento in cui ha compiuto il gesto, dove sono finiti tutti i politici, specie donne, indignati che hanno gridato ai quattro venti “mai più bimbi dietro le sbarre”? È l’interrogativo che si pone il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo ricordando che I tragici fatti risalgono allo sorso 18 settembre, quando la 30enne, nella sezione femminile del carcere detenuta per reati di droga, ha tolto la vita ai suoi due bambini di 6 e 18 mesi, che erano con lei.
“La vicenda – dice Di Giacomo – ha sconvolto profondamente l’opinione pubblica ma ad oggi l’unica chiamata a pagare è stata la psichiatra che avrebbe dovuto visitare la detenuta, ed è imputata di omissione di atti d’ufficio. Come sempre si scarica sui soggetti più deboli. È questa la testimonianza che nelle nostre carceri nonostante visite e sopralluoghi di ministri e parlamentari, campagne di promesse, buoni propositi a cui non seguono provvedimenti concreti, non è cambiato assolutamente nulla. E così sono 62 i bimbi, con 52 mamme, attualmente presenti nei penitenziari italiani. Gli istituti esclusivamente dedicati alle donne sono cinque: Empoli, Pozzuoli, Roma “Rebibbia”, Trani e Venezia “Giudecca”. Per il resto la loro detenzione è affidata a reparti appositi (52 in tutto) creati all’interno di carceri maschili. Il tutto senza che le donne impegnate in politica in ogni schieramento abbiano più il coraggio di far sentire almeno una flebile voce di protesta”.
Per Di Giacomo “non è cambiato assolutamente nulla nemmeno nel lavoro del personale di polizia penitenziaria sul quale si scarica l’incapacità del Ministero di Grazia e Giustizia e dell’Amministrazione Penitenziaria di individuare misure ed azioni di intervento. E il suicidio ieri l’altro di un’assistente capo del Corpo di Polizia Penitenziaria, di 41 anni, originaria della provincia di Messina e dal 1998 in servizio nel carcere di Monza, che si è sparata con la pistola d’ordinanza, è purtroppo solo l’ultimo di una lunga catena che, al di là di motivazioni personali e individuali, è riconducibile al diffuso stato di malessere psico-fisico determinato dalle condizioni di lavoro del personale delle carceri italiane. Siamo fortemente preoccupati tra l’altro – evidenzia il segretario del S.PP. – per le continue voci che circolano sulla indisponibilità di risorse finanziarie per dare corso alle nuove assunzioni promesse dal Governo tra il personale di polizia penitenziaria almeno per tamponare la gravissima situazione dei carichi di lavoro e di turni estenuanti.
Le imminenti festività natalizie – conclude – saranno l’ennesima occasione per rappresentanti di Governo e politici per “sentirsi più buoni” nelle rituali visite in carcere a detenuti e personale. Ma questa volta, sono certo, ad accoglierli troveranno uomini e donne in divisa che si rifiuteranno persino di accettare gli auguri e di stringere mani”.



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