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30 gennaio 2020. Di Giacomo: affossato definitivamente il progetto nuovo carcere Bicocca-Catania perchè con l'operazione “liberi tutti” non servono nuovi istituti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
 
“Adesso i catanesi, i siciliani sanno finalmente perchè il progetto per la costruzione del nuovo carcere Bicocca a Catania è stato definitivamente affossato: con l'operazione “Liberi tutti” è ormai chiaro il disegno per far uscire dalle celle almeno 20 mila detenuti. Quindi non serviranno nuove carceri né in Sicilia né altrove”. E' quanto sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo per il quale “sono destinati ad andare persi i 27 milioni di euro accantonati per realizzare una nuova struttura a Catania che avrebbe  ridato dignità ai detenuti e alle condizioni lavorative della polizia penitenziaria. Senza dimenticare – aggiunge - che la costruzione del nuovo carcere, con 400 posti e strutture di sicurezza all'avanguardia anche per impedire evasioni o comunicazioni con l'esterno, sarebbe stato un momento importante per l'economia dell'intera città, dando posti di lavoro e opportunità".
 
“Questo di Catania – dice il segretario del S.PP. - è però solo l'esempio, decisamente più eclatante, del fallimento del Piano di edilizia carceraria. Qualcuno ricorderà che dopo il Piano Carceri del 2010, mai avviato in particolare per i diversi aspetti problematici legati alla eccessiva lunghezza dei tempi intercorrenti tra la progettazione e la realizzazione e alla sostanziale estraneità dellamministrazione penitenziaria rispetto agli interventi edili, l'estate scorsa il Ministro Bonafede aveva assicurato che entro la fine del 2019, «saranno completati 2 padiglioni da 200 posti a Sulmona e Taranto». In totale si aggiungeranno «mille nuovi posti letto nelle carceri», per poi arrivare a «9 mila letti in più in 5 anni». Con un investimento di «13 milioni» per ledilizia penitenziaria e «23 per la manutenzione» - ha detto il Ministro - si punta anche ad innalzare gli «standard qualitativi» della vita nelle carceri italiane. Ebbene commenta Di Giacomo nulla è avvenuto ad eccezione dello studioper la individuazione di immobili, nella disponibilità dello Stato o di enti pubblici territoriali e non territoriali, dismessi e idonei alla riconversione. Come se vecchie caserme militari abbandonate da decenni o palazzi in passato utilizzati dalla Pubblica Amministrazione siano idonei a diventare nuove carceri. Tutto questo afferma il segretario del S.PP. - mentre il sovraffollamento da una parte e la delegittimazione del personale penitenziario dall'altra aggrava le condizioni di vita e di lavoro negli istituti penitenziari.
 
Di Giacomo sta pagando in prima persona l'esposizione contro la criminalità: dopo il pacco bomba fatto recapitare nella sua abitazione, lettere e mail dai toni chiaramente di intimidazione ed altro, ha ricevuto sempre a casa sua una lettera contenente due proiettili di arma da fuoco e un messaggio di minacce dirette a lui e alla sua famiglia. Ma – sottolinea - non mi lascio intimorire come dimostrano le prime azioni di protesta e lo sciopero della fame che continuo da 12 giorni, a cui faranno seguito altre più clamorose sino al sit-in davanti al Parlamento organizzato nella prossima settimana. Ad incoraggiarmi sono già oltre 8 mila i messaggi di solidarietà e sostegno arrivati nel giro di pochi giorni.
 
Se lo Stato ha ammainato bandiera bianca e delegato il controllo degli istituti penitenziari ai capi clan, noi non ci rassegniamo affatto, siamo e saremo a tutela della legalità, dell'autentica giustizia, della sicurezza dei cittadini”.



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