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5 giugno 2019. Affettività in carcere, Aldo Di Giacomo: diffuso ricorso all’autorizzazione alla detenzione nella stessa cella per detenuti dello stesso sesso in legame di affettività.E’ vergognoso!

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Meglio ipotizzare la predisposizione, nelle carceri, di stanze dell'affettività o "camere dell'amore" dove il detenuto possa soggiornare con la moglie o con compagna per ore senza il controllo visivo del personale di custodia previsto dall'art. 18 dell'ordinamento penitenziario come pensava il precedente Ministro Orlando, piuttosto che il diffuso ricorso all’autorizzazione alla detenzione nella stessa cella per detenuti dello stesso sesso in legame di affettività”. È quanto sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo riferendo che è di questi giorni l’ultima di una lunga serie di autorizzazioni a condividere la cella concessa a due detenuti tunisini che hanno chiesto di contrarre matrimonio, come è accaduto, solo pochi giorni, per due detenute in legame di affettività. I casi – sottolinea – sono decine e decine e non mi pare possa essere questo il modo di affrontare il delicato e complesso problema dell’affettività in carcere di fatto favorendo coppie omosessuali di detenuti e detenute. Come sindacato non eravamo certo favorevoli alle “camere dell’amore” ma questa situazione è diventata intollerabile e va ben oltre il sistema delle “celle aperte” ampiamente diffuso negli istituti penitenziari italiani”.
                
Di Giacomo ricorda che una supercommissione di esperti del mondo del carcere voluta dal Ministro Orlando ha proposto l'istituto della "visita", diversa dal "colloquio" da svolgersi senza il controllo visivo e/o auditivo del personale di sorveglianza, in "unità abitative" collocate all'interno dell'istituto, separate dalla zona detentiva, con pulizia affidata ai detenuti, e da svolgersi in un "opportuno lasso temporale". Ma – aggiunge – senza chiarire quale dovrebbe essere il ruolo del personale di polizia penitenziaria e degli altri operatori nella gestione di questo "servizio", allontanando così l’ipotesi di “guardoni”. Nel sottolineare che attualmente il sistema utilizzato per mantenere relazioni anche intime con il proprio partner è quello dei permessi premio, periodo da trascorrere in famiglia che il magistrato di sorveglianza concede al detenuto meritevole, il segretario del Sindacato S.PP. evidenzia che non si può disconoscere che la popolazione detenuta è molto giovane (il 54% ha meno di 40 anni) e spesso senza una famiglia (il 39% è celibe/nubile, quindi senza moglie, amica/o, amante, fidanzata/o), che non riesce ad usufruire di benefici ben più importanti, quali ad esempio le misure alternative al carcere”. Per tutte queste ragioni per Di Giacomo “diventa necessaria un’approfondita riflessione e valutazione con il contributo di esperti soprattutto  psicoterapeuti e studiosi, senza fingere di ignorare che i casi di violenza sessuale tra detenuti sono ancora numerosi. In proposito lamentiamo l’esistenza di una banca dati, sicuramente per tenere nascosto il fenomeno. Come diffuso è il fenomeno di “”scambio di favori” tra detenuti in cambio di sesso che coinvolge in particolare i detenuti psicologicamente più fragili e i più deboli. Anche questo è un aspetto del sistema penitenziario del nostro Paese che stiamo affrontando – conclude il segretario del S.PP. – attraverso il “tour” tra le carceri e l’”operazione verità” avviata sui problemi veri (e tenuti nascosti) del nostro sistema penitenziario”.  



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