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10 dicembre 2019. Di Giacomo: “Quanti altri Fabrizio Corona con “patologia psichiatria” restano, invece, in cella?”.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
“Quanti altri Fabrizio Corona con “patologia psichiatrica” restano, invece, in cella?”. È la domanda di Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria commentando la recente decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano che ha concesso a Corona il differimento di pena con detenzione ai domiciliari presso una casa di cura per quattro anni. Il magistrato -sottolinea Di Giacomo- ha ritenuto che la patologia di cui soffre Corona (definita una "patologia psichiatrica") "non può essere adeguatamente curata" in un carcere; per di più, il giudice non ha ravvisato una pericolosità dal punto di vista sociale né allarme sociale per i reati commessi da Corona, per i quali è stato condannato (ha un cumulo di pene per nove anni e otto mesi). Per il segretario del S.PP. “non si può ignorare non solo la condizione che vive il 12% dei detenuti con malattie psichiatriche accertate e che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 99 del 19 aprile 2019, spazza via l’inspiegabile divergenza di cura tra le persone detenute che si trovano in stato di grave infermità fisica e quelle affette da gravi patologie psichiatriche. Se si estende la valutazione sullo stato di salute nelle carceri il quadro è ancora più grave: più di 42 mila detenuti italiani – il 70% degli oltre 60 mila totali – convivono con un disagio mentale: dai disturbi della personalità alla depressione, fino alla psicosi. Problemi gravi che possono portare a conseguenze estreme come l’autolesionismo (circa 7 mila episodi in un anno) o il suicidio (46 casi sinora e 67 nel 2018, oltre un migliaio di 900 tentativi). Il carcere – come avvertono gli esperti della Società Italiana di Medicina e Salute Penitenziaria - diventa così un amplificatore dei disturbi mentali: l’isolamento insieme allo shock della detenzione, possono facilitare la comparsa o l’aggravarsi di un problema psichico, a volte latente. Il panorama delle malattie mentali nelle carceri italiane è molto variegato, con una prevalenza nettamente più alta rispetto a quella che si registra nella popolazione generale. Se fuori dal carcere, ad esempio, i disturbi psicotici si riscontrano nell’1% delle persone, dietro le sbarre la percentuale sale al 4%. Più alti sono anche i numeri della depressione: nei detenuti la prevalenza si attesta intorno al 10% contro il 2-4% della popolazione generale. Inoltre più della metà dei reclusi, il 65%, convive con un disturbo della personalità, una percentuale dalle 6 alle 13 volte superiore rispetto a quella che si riscontra normalmente (5-10%). Di Giacomo denuncia la chiusura troppo affrettata degli Ospedali psichiatrici giudiziari, senza che l’amministrazione penitenziaria si preoccupasse, in modo concreto, di trovare adeguata collocazione per tutte le migliaia di detenuti affetti da problematiche di natura psichiatrica, che oggi sono relegati in strutture carcerarie comuni, spesso anche prive dell’indispensabile sostegno e della presenza costante di uno specialista in psichiatria o psicologia. Diventa perciò introdurre un approccio integrato nella gestione dei disturbi mentali in carcere, sviluppando un percorso applicabile in tutti gli istituti penitenziari italiani.



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