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6 dicembre 2017. Aldo Di Giacomo, donna capo mafia fenomeno prevedibile

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Attivita Sindacale ·

L’indagine della Dda di Palermo che individua in una donna - Maria Angela Di Trapani, figlia di un capomafia e moglie dello storico boss Salvino Madonia - la guida del mandamento mafioso palermitano, conferma la mia valutazione espressa subito dopo la morte di Riina: nella successione al capo dei capi ci può essere una donna. E’ un fenomeno quello femminile, composto da mogli, conviventi o figlie di boss che da tempo caratterizza la mafia e la criminalità organizzata in Sicilia ed altrove superando il vecchio clichè delle donne con ruoli subalterni agli uomini. Anzi, in molti casi, le donne si dimostrano più spietate degli uomini. Questo significa che non dispongo della “sfera di cristallo” ma più semplicemente che a differenza del Ministro della Giustizia, indaffarato a diffondere dichiarazioni sempre rassicuranti sulla presenza della mafia fuori e dentro le carceri, sono attento alle dinamiche interne ed esterne agli istituti penitenziari.
Proprio come il racconto fatto qualche giorno fa davanti alla Corte di Appello di Torino da un pentito diventato collaboratore di giustizia – Domenico Agresta – che ha candidamente ammesso di aver fatto all'interno di un carcere un'intera carriera nella ' ndrangheta.
Siamo di fronte ad un’evidenza che evidentemente sfugge solo al Ministro: gli istituti di pena, anche quelli per detenuti sottoposti al 41 bis, non sono sufficientemente monitorati per impedire la fuoriuscita di “pizzini” agli affiliati dei clan e la “formazione” o l’arruolamento di criminali.
Tutto questo accade mentre prosegue il tentativo di smantellamento del 41 bis portato avanti dal DAP con la recente circolare con il pretesto di regolamentare e uniformare in tutti gli istituti penitenziari la reclusione dei detenuti sottoposti al carcere duro.
E’ ora che il Parlamento e la politica, prima che si scateni la guerra di successione a Riina anche nelle celle, aprano gli occhi e si rendano conto che la situazione di illegalità e non sicurezza nel carcere, dovuta principalmente a responsabilità politiche, si ripercuote direttamente e pesantemente sui cittadini fuori dal carcere.



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