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21 marzo 2019 Quarto giorno protesta Aldo Di Giacomo incatenato davanti Camera dei Deputati, è allarme islamizzazione

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

L’attenzione nelle carceri italiane per il rischio di radicalizzazione islamica deve essere massima. I segnali che provengono dalla situazione internazionale e dalle carceri europee impongono la massima attenzione che l’amministrazione penitenziaria ed il governo sottovalutano. Ad oggi sono meno di dieci i poliziotti che parlano arabo ed ancora di meno quelli che hanno frequentato corsi per capire i segnali di questo fenomeno nei nostri istituti penitenziari.
Così Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato polizia penitenziaria, giunto oggi al quarto giorno di protesta (ad oltranza) a Roma davanti la Camera dei Deputati, incatenato a “testimonianza” delle “catene” che legano chi “si batte per affermare nei fatti la legalità e la sicurezza nelle celle e fuori di esse”.
Non si sottovaluti aggiunge che ogni giorno una media di 12 poliziotti penitenziari è costretta a far ricorso alle cure dei diversi nosocomi della Repubblica in seguito alle violenze subite, tenuto conto che in carcere ci sono semplici ambulatori senza medici ed attrezzature e per esprimere la necessità di Sportelli di Aiuto Psicologico negli ultimi mesi sono stati 65 i suicidi di detenuti in carcere e 8 di personale penitenziario.
Continuiamo perciò a rivendicare dal Parlamento, dal Dap, dal Ministero Grazia e Giustizia e dal Governo l’attenzione dovuta sull’emergenza quotidiana che vivono i nostri colleghi. Nelle carceri comandano i boss e capi clan con il rischio sempre più alto di radicalizzazione di islamisti potenziali terroristi come del reclutamento in cella di nuovi affiliati alla mafia nigeriana. Ecco perché dopo oltre sei mesi dall’avvio della campagna “Noi le vittime Loro i Carnefici”, un tour che ci ha portato in decine di tappe a manifestare davanti numerose carceri del Paese per la dignità del personale penitenziario e per la sicurezza dei cittadini, abbiamo deciso di portare la protesta davanti la Camera dei Deputati. Non possiamo più tollerare la confusione tra carnefici e vittime, nella convinzione che la certezza della pena non può essere solo un buon auspicio: la gente – la vittima - è stanca di vedere dopo poche settimane dall’arresto il malvivente-carnefice che gira davanti casa propria.  Di Giacomo riferisce che i sempre più numerosi messaggi ed attestati che ci giungono da cittadini di ogni parte d’Italia a sostegno della nostra azione come della nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legittima difesa – per la quale abbiamo raccolto oltre 900 mila firme – ci incoraggiano a proseguire nella battaglia di tutela della dignità degli agenti che già si pagano il vestiario nuovo e persino il posto-branda e da tempo mangiano con il cibo portato da casa perché non ci sono più soldi per le mense.



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