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4 marzo 2020. Carceri Di Giacomo S.PP.: basta comportamenti antiscientifici da parte dell’amministrazione penitenziaria. Il carcere di Milano Bollate e gli altri istituti della Lombardia vanno chiusi immediatamente verso l’esterno

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“Non è più tempo di spiegare gli effetti che avrebbe il propagarsi del coronavirus all’interno degli istituti penitenziari, ma è ora di agire immediatamente, ascoltando gli scienziati, chiudendo gli stessi, in particolare quelli lombardi, verso l’esterno evitando l’accesso dei familiari ai colloqui e di tutte quelle persone il cui ingresso non è indispensabile”. È questo il commento del segretario generale del sindacato S.PP. Aldo Di Giacomo: “di questo virus non sappiamo tutto, ma sappiamo quanto basta per capire che la propagazione in ambienti come quelli del carcere sarebbe velocissima e creerebbe una situazione non gestibile sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista dell’ordine pubblico”. Continua Di Giacomo: “la chiusura degli istituti penitenziari verso l’esterno per un mese servirebbe per garantire il diritto primario alla salute di tutti i detenuti e di tutti i poliziotti penitenziari e delle loro famiglie. Le telefonate e l’utilizzo di skype garantirebbe il contatto esterno con le famiglie ed allo stesso tempo la salvaguardia della vita per i detenuti malati e per quelli anziani. Senza voler essere catastrofici la realtà è quella che nelle carceri non ci sono i posti sufficienti per isolare e per curare gli eventuali infetti. L’eventuale trasporto nelle terapie intensive negli ospedali aggreverebbe la già precaria situazione dei posti letti e non vi sarebbero i poliziotti necessari per la vigilanza dei detenuti. Per questo oggi richiederemo la chiusura totale degli istituti di Milano Bollate e di tutti quelli lombardi in linea con quelle che sono le esperienze medico- scientifiche a nostra disposizione e qualora non vi saranno risposte immediate chiederemo ai prefetti un provvedimento di chiusura e qualora non bastasse alle autorità giudiziarie”. Precisa Di Giacomo: “il nostro non vuole essere un atteggiamento punitivo nei confronti dei detenuti, ma anzi di salvaguardia per tutti perché riteniamo che la mancata concessione di un mese di colloqui, aumentando il numero delle telefonate e dei contatti skype, sia meno importante delle conseguenze che si avrebbero con il divulgarsi del coronavirus.”



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