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30 settembre 2019. Aldo Di Giacomo: sopprimere il garante dei detenuti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Altro che più collaborazione con il Garante dei Detenuti, come annuncia il Ministro Bonafede, a conferma di quell'atteggiamento buonista che non aiuta a risolvere i problemi veri del sistema penitenziario. L'istituto del Garante va soppresso perché così com’ è alimenta illegittime e pericolose aspettative nella popolazione carceraria che scatenano nuove tensioni come dimostrano i continui fatti, in ultimo le proteste degenerate di detenuti a San Gimignano”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che annuncia, per metà ottobre, un sit-in di protesta a Roma davanti la sede del Garante a sostegno della richiesta del sindacato che – aggiunge – “può trovare rapido accoglimento nel ddl giustizia a cui sta lavorando il Ministro Bonafede”.
Per Di Giacomo “bisogna mettere fine agli equivoci generati dalle eccessive funzioni attribuite al Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e a quelli istituiti da Regioni e Comuni, tutti su incarico politico, ancora più inutili con costi a carico della collettività. Non abbiamo mai sentito pronunciare dal Garante Mauro Palma una sola parola su come si garantiscono i detenuti più deboli vittime di violenze e soprusi in cella, oppure sul ritrovamento continuo di cellulari, per non dimenticare droga ed altro.
Il personale di polizia penitenziaria salvando tante vite umane dai tentativi di suicidio e con il comportamento di responsabilità, professionalità ed umanità si è dimostrato l'autentico garante del rispetto di diritti e doveri della popolazione carceraria. Del resto – aggiunge Di Giacomo – esiste già un'autorità preposta che è il Magistrato di Sorveglianza al quale il detenuto può rivolgersi, altrimenti come “contrappeso” ci sarebbe bisogno del Garante del personale penitenziario, già vittima di campagne de migratorie. Finiamola con il buonismo a senso unico che mortifica il lavoro di quanti quotidianamente svolgono il proprio lavoro a rischio della propria incolumità. La funzione rieducativa della pena, obiettivo ampiamente condivisibile, non si può raggiungere per tutti.”



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