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16 luglio 2019.Bambini investiti a Ragusa: Di Giacomo, non bastano dolore e rabbia, più tutele per l’infanzia

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
Dopo la morte del secondo dei due bambini investiti a Vittoria le uniche parole che si possono usare sono quelle padre di Alessio: "Spero di non ritrovarmi fra qualche tempo a vedere che, chi ha ucciso mio figlio e mio nipote, venga condannato a due o tre anni". Purtroppo i fatti ci dicono che è proprio così: le condanne, quando ci sono, sono sempre lievi nonostante “gli auspici” del Ministro dell’Interno che pure continua a ripetere che  da quando c’è lui al Viminale i delitti sono calati. È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo ricordando che il Sindacato ha promosso da mesi, insieme ad associazioni ed organismi della società civile, la campagna “Noi le vittime, loro i carnefici” per fare chiarezza sulla grande confusione che regna nelle carceri e fuori tra chi subisce violenze e chi li commette. Le notizie che continuano a filtrare dall’inchiesta, “Angeli e Demoni”, che a Reggio Emilia ha portato alla luce vessazioni e violenze psicologiche a bambini allontanati dalle proprie famiglie, confermano che è soprattutto l’infanzia la più indifesa in un Paese che pure continua a definirsi civile. Quell’infanzia che subisce le violenze fisiche e morali di maestre senza scrupoli, episodi che, nonostante la normativa tutta ancora da attuare, dell’installazione dei sistemi di videosorveglianza in asili e scuole, si ripetono continuamente”.
 
Per Di Giacomo “non bastano dolore, rabbia e indignazione; occorre una forte reazione da parte delle istituzioni che hanno il dovere di tutelare l’infanzia, delle famiglie, dell’associazionismo come di ogni cittadino. Un primo segnale può venire da una profonda riforma della figura del Garante per i diritti dell’infanzia diffuso in Regioni e Comuni per renderlo più efficace nella sua missione. Passaggio contestuale: l’inasprimento delle pene senza ripetere quanto accaduto per le maestre scoperte da telecamere a picchiare bimbi e per le quali è stato applicato il semplice obbligo di firma, nemmeno gli arresti domiciliari”.



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