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25 luglio 2019. Si è tenuto oggi sit-in di protesta sotto il Ministero della Giustizia. Chiesto anche l’introduzione del “codice azzurro” per evitare il ripetersi di altre Bibbiano.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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Bambini in carcere: Di giacomo, una vergogna che evidenzia l’indifferenza al mondo del carcere.

Per sollecitare iniziative urgenti e mettere fine alla “detenzione” di 54 bambini che alla data del 30 giugno scorso vivono in carcere con le madri detenute, il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo ha tenuto oggi un sit-in a Roma davanti il Ministero di Grazia e Giustizia.
Di Giacomo – che si è presentato incatenato come “”simbolo”” delle troppe catene che legano i bimbi in cella limitandone la crescita e il benessere – è stato immediatamente ricevuto dalla segreteria del Ministro Bonafede con la quale è stato concordato un incontro per la prossima settimana; inoltre, il segretario generale ha comunicato per telefono con il Ministro vista l’assenza per impegni istituzionali. Sarà l’occasione per approfondire la questione. Tra le vittime del sistema penitenziario italiano al primo posto – ha denunciato Di Giacomo – ci sono 54 bambini (28 stranieri e 28 italiani) che trascorrono le “vacanze estive” in cella con le madri detenute. Sono 15 nel “”Lauro-Icam” (Campania) e, tra i più numerosi, 10 a Rebibbia-Roma e 10 a San Vittore-Milano. Una intollerabile e vergognosa situazione di violenza perpetrata a bambini che si protrae nonostante gli impegni e le assicurazioni venute dopo il tragico fatto di Rebibbia quando una detenuta uccise i suoi due figli, soprattutto l’infanzia la più indifesa in un Paese che pure continua a definirsi civile. Quell’infanzia che subisce le violenze fisiche e morali, come il caso di Bibbiano in cui i bambini hanno subito le peggiori angherie psicologiche senza vedere gli eventuali autori di abusi in carcere. Questo è solo l’aspetto più brutale di un sistema carcerario che va assolutamente rivisto prestando le dovute attenzioni ai bambini, ai poliziotti ed ai detenuti. È per questo che abbiamo studiato l’introduzione del “Codice Azzurro” per evitare soprattutto che chi commette reati come quelli di Bibbiano finiscano subito in  carcere.
Di Giacomo conclude evidenziando che se non vi saranno risposte concrete che vadano a tutelare la Polizia Penitenziaria ma soprattutto atte a riportare la legalità all’interno deli istituti penitenziari italiani, ci vedremo costretti nostro malgrado a mettere in atto forme di protesta mai fatte prima.



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