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28 maggio 2019. Di Giacomo, dove si metterebbero 12 mila condannati a spasso?

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“I numeri gettati in pasto all’opinione pubblica dal Ministro dell’Interno Salvini - a Napoli e provincia ci sarebbero 12mila condannati che, a causa di carenza di personale nei tribunali, non sono in carcere – ci preoccupano per due motivi principali: se finissero tutti in cella e, con le note difficoltà di tutti gli uffici giudiziari campani potrebbero essere sicuramente molti di più, rischieremmo di ripetere quanto sta accadendo in queste ore nelle carceri brasiliani con 55 morti a causa di scontri; l’assunzione di 800 unità solo per accompagnare in carcere i condannati non risolve il problema del controllo interno agli istituti penitenziari per il quale ci vorrebbero altre migliaia di agenti penitenziari”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Penitenziari Aldo Di Giacomo per il quale “la situazione di sicurezza fuori e dentro le carceri è talmente grave da richiedere comportamenti responsabili e non cifre azzardate che di fatto finiscono per allarmare senza risolvere il vero problema che è quello dell’inadeguatezza e dell’incapacità del Governo ad incidere per un cambiamento del sistema carcerario italiano. E poi dove si detengono 12 mila persone? Si pensa forse di risolvere ogni carenza e il sovraffollamento con il recente protocollo d’intensa tra il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e la ministra della Difesa Elisabetta Trenta per individuare aree militari inutilizzate dove realizzare nuovi istituti penitenziari? L’attuale Governo, sicuramente per effetto della mancanza di qualsiasi riferimento al problema carceri nel contratto di governo tra i due partiti che lo compongono, dimostra di non avere la minima idea sulle condizioni delle carceri, dei detenuti e del personale che ci lavora. Tra l’altro si dimentica dello “scandalo” del progetto per la costruzione della casa circondariale di Bicocca, a Catania, con 27 milioni di euro accantonati da anni e il rischio di passare dal danno alla beffa (se l’amministrazione penitenziaria non darà corso al progetto dovrà pagare una pesante penale al consorzio che ha avuto l’incarico” di redigerlo) mentre gli immobili destinati negli anni passati alle Forze Armate sparse in tutto il territorio italiano e non utilizzate si trovano, senza alcuna eccezione, in uno stato di degrado gravissimo. Si tratta di vecchie caserme, polveriere, poligoni, postazioni dei battaglioni d’arresto, alloggi per i militari, che a tutto possono essere riconvertiti, con costi decisamente alti e fuori mercato rispetto a nuove costruzioni, ad eccezione di istituti penitenziari. Persino la “trovata” di dotare il personale penitenziario delle cosiddette pistole elettriche – continua il segretario del S.PP. – denota l’ignoranza di quanto accade e che da troppo tempo denunciamo, inascoltati, vale a dire che le organizzazioni criminali, di recente affiliati alla mafia nigeriana, hanno mano libera e che il personale è a rischio quotidiano come testimonia la recente rivolta nel carcere di Campobasso. Noi che ci battiamo a tutela della piena dignità di detenuti e personale della polizia penitenziaria – conclude il segretario del Spp – intendiamo proseguire “l’operazione verità” sui mali veri del nostro sistema carcerario, sugli sprechi delle risorse pubbliche e le grandi responsabilità”.



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