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21 maggio 2019. Agguato in ospedale a Napoli, Aldo DI Giacomo: gli ordini partono dal carcere

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

L’agguato all’interno dell’ospedale di Napoli conferma da una parte che, nonostante i proclami rassicuranti del Ministro dell’Interno Salvini, i reati sono tutt’altro che in calo e sull’intero territorio nazionale e dall’altro il fenomeno che abbiamo più volte denunciato del ricambio di manovalanza criminale con giovani e giovanissimi che sono i protagonisti di efferati omicidi e formati alla cultura dei film e delle fiction televisive puntano a scalare velocemente l’organigramma delle organizzazioni camorristiche e mafiose. È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo per il quale la ferocia e la spregiudicatezza dei giovanissimi, con in testa gli “idoli” della seria tv “Gomorra” e spesso sotto l’effetto di droga, soprattutto in Campania e in Sicilia, sono gli elementi più preoccupanti. Non si può continuare a sottovalutare – aggiunge – che i ragazzi della criminalità continuano a ricevere gli ordini dai boss e capi clan in carcere. Per questo oltre a rafforzare le indagini e le operazioni delle forze dell’ordine sui territori – dice ancora Di Giacomo – bisogna “osservare” quanto accade nelle carceri dove sono detenuti boss e capi clan e dove si decidono le sorti delle organizzazioni criminali. Sono le numerose inchieste di magistrati che, oltre a ricostruire gli assetti dei clan camorristici e mafiosi, svelano come i capi clan, dal carcere, danno ordini per il sostentamento delle famiglie dei detenuti, sui soggetti cui rivolgersi per ricevere denaro, sulle alleanze o le guerre tra clan, e come procedere negli investimenti economici realizzati in attività commerciali pienamente funzionali e attive.
Il problema su cui insistiamo da tempo conoscendo bene la situazione delle nostre carceri, comprese quelle per i detenuti sottoposti al 41 bis e che quindi dovrebbero essere a “massima sorveglianza” è che dalle celle boss ed affiliati continuano a gestire traffici e attività di criminalità attraverso telefonini. Secondo i dati più aggiornati al 2017, è di 937 il numero totale di cellulari e sim ritrovati nei 190 istituti italiani. Quasi due per ogni carcere. Con un aumento del 58,22 per cento rispetto al 2016 (quando i cellulari e/o sim rinvenuti furono 426). Numeri che purtroppo non indicano fedelmente la situazione. O comunque attraverso “pizzini” che riescono ad uscire dal carcere.



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