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2 aprile 2019 Fabrizio Corona in carcere ha piu’ interesse mediatico dell’aggressione del personale penitenziario, della radicalizzazione di islamisti e del sovraffollamento

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
“Fabrizio Corona in carcere fa più notizia di cinque agenti di polizia penitenziaria aggrediti in Sicilia e tre in Calabria negli ultimi due giorni. Che tristezza…”. Ad affermarlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo per il quale Corona che ha violato più volte le restrizioni imposte dal Tribunale e così, dopo anche una considerevole benevolenza dimostrata nei suoi confronti, i giudici hanno deciso di rimandarlo in carcere, ha titoloni ed ampi servizi in giornali e tv solo perché continua a giocare nel ruolo della vittima e perché è una star del gossip. I nostri colleghi che in 600 hanno subito aggressioni e in 12 ogni giorno sono costretti a far ricorso alle cure dei sanitari sempre a causa di aggressioni al massimo ottengono qualche rigo di cronaca locale. Persino il fatto che gli agenti che già si pagano il vestiario nuovo e persino il posto-branda adesso mangiano con il cibo portato da casa perché non ci sono più soldi per le mense non fa notizia come il sovraffollamento che riguarda oramai tutti gli istituti penitenziari italiani. Siamo ritornati al di sopra di 60 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43 mila, con una presenza costante di stranieri pari a 1/3 (20.434). Ci troviamo anche a fronteggiare la quinta mafia ossia quella nigeriana, che nelle nostre carceri detta leggi. Continuiamo a rivendicare dal Parlamento, dal Dap, dal Ministero Grazia e Giustizia e dal Governo l’attenzione dovuta sull’emergenza quotidiana che vivono i nostri colleghi. Nelle carceri comandano i boss e capi clan con il rischio sempre più alto di radicalizzazione di islamisti potenziali terroristi come del reclutamento in cella di nuovi affiliati alla mafia nigeriana. Nelle carceri del nostro Paese ci sono alcune migliaia di detenuti nordafricani e nigeriani che appartengono a clan criminali e almeno 12 mila detenuti di religione islamica: intervenire sui fenomeni della criminalità degli immigrati-extracomunitari e del terrorismo islamico è importante perché il rischio che ci sia proselitismo da parte di quelli radicalizzati che sono in carcere è sempre più elevato.
 
Ecco perché sono oltre sei mesi che svolgiamo la campagna “Noi le vittime Loro i Carnefici”, un tour che ci ha portato in decine di tappe a manifestare davanti numerose carceri del Paese per la dignità del personale penitenziario e per la sicurezza dei cittadini. Non possiamo più tollerare la confusione tra carnefici e vittime, nella convinzione che la certezza della pena non può essere solo un buon auspicio. E così c’è più interesse per la “vittima” Corona che per le vittime vere”.



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