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27 giugno 2019. Inchiesta Reggio Emilia: Di Giacomo, non basta indignazione, più tutele per l’infanzia

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
Quando abbiamo lanciato, insieme ad associazioni ed organismi della società civile, la campagna “Noi le vittime, loro i carnefici” per fare chiarezza sulla grande confusione che regna nelle carceri e fuori tra chi subisce violenze e chi li commette, non avremmo mai potuto nemmeno lontanamente immaginare che ci saremmo trovati di fronte all’inchiesta, “Angeli e Demoni”, che a Reggio Emilia ha portato alla luce ore e ore di intensi lavaggi del cervello ai danni dei bambini durante le sedute di psicoterapia, anche con l’uso di impulsi elettrici”. È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria S.PP. Aldo Di Giacomo per il quale “le notizie, ancora frammentarie, che sono diffuse in queste ore dai media provocano lo stesso dolore intenso della foto del padre e bimbo messicano morti che ha fatto il giro del mondo. È soprattutto l’infanzia la più indifesa in un Paese che pure continua a definirsi civile. Quell’infanzia che subisce le violenze fisiche e morali di maestre senza scrupoli, episodi che, nonostante la normativa tutta ancora da attuare, dell’installazione dei sistemi di videosorveglianza in asili e scuole, si ripetono continuamente. Siamo adesso ai terapeuti travestiti da «cattivi delle fiabe» per incutere paura, disegni contraffatti che avrebbero dovuto rivelare violenze nella famiglia d’origine. Dopo l’allontanamento dalle famiglie d’origine i minori  sarebbero stati comunque vittime di stupro all’interno delle famiglie affidatarie e delle comunità.
 
Per Di Giacomo “non basta l’indignazione; occorre una forte reazione da parte delle istituzioni che hanno il dovere di tutelare l’infanzia, delle famiglie, dell’associazionismo come di ogni cittadino. Un primo segnale può venire dall’introduzione di norme che prevedano pene severissime, in questo caso se vi saranno prove certe non meno di vent’anni per chi si è reso partecipe di un reato così vergognoso. Passaggio contestuale: l’inasprimento delle pene senza ripetere quanto accaduto per le maestre scoperte da telecamere a picchiare bimbi e per le quali è stato applicato il semplice obbligo di firma, prevedendo l’arresto in carcere in attesa di giudizio e no gli arresti domiciliari/obblighi fi firma. Ancora più severità va assicurata per amministratori pubblici e funzionari di servizi socio-assistenziali che avrebbero dovuto svolgere attività a favore del benessere psico- fisico dei bambini”.



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