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5 novembre 2019. Operazione nel torinese contro n'drangheta: Di Giacomo, dotiamo le celle di comodi telefoni fissi o meglio ancora liberiamoli tutti

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
“Ancora una conferma della nostra denuncia: dalle carceri con i “pizzini” o più comodamente e direttamente dal telefono in cella partono gli ordini per i clan sui territori di n'drangheta, mafia, camorra e organizzazioni terroristiche. Tanto vale dotare le celle di postazioni telefoniche fisse come accade negli alberghi, perché i nostri istituti di pena ormai somigliano sempre più ad alberghi a tre stelle”. A sostenerlo è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, commentando l'operazione in corso a Torino e nell’hinterland piemontese, estesa a Reggio Calabria, Milano e Catania, contro le organizzazioni di n'drangheta di Volpiano e San Giusto Canavese (TO). “Dopo l'inchiesta in Sicilia che ha portato in carcere, tra gli altri, il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani, anch'egli accusato di portare “pizzini” e dopo il sequestro di 1.200 telefonini in un anno – aggiunge il segretario del S.PP. - siamo alla prova provata che entra ed esce di tutto dai penitenziari. A questo punto, credo che 300 euro a detenuto possano bastare per un soggiorno lussuoso in albergo. Tanto – continua Di Giacomo – prima o poi si dovranno scarcerare mafiosi e terroristi. Come se non bastasse la Corte europea dei diritti dell'Uomo la recente sentenza della Corte costituzionale uccide per la seconda volta le vittime di mafia e della criminalità organizzata, offende le loro famiglie, delegittima il lavoro del personale che oltre a contrastare il “controllo” del carcere ad opera di mafiosi, adesso subirà un nuovo affronto con i mafiosi che potranno sbeffeggiarci. Dobbiamo fermare questa assurdità che mette in pericolo il personale penitenziario e i cittadini. Da sempre sosteniamo che non bastano le mega inchieste ed operazioni di arresti se poi una volta finiti in cella boss ed appartenenti ai clan continuano a comandare la criminalità che opera fuori. Figuriamoci cosa accadrà adesso per gli ergastolani “da redimere”. Sarà pure una provocazione – conclude Di Giacomo: “altro che costruire nuove carceri, come il progetto di Nola in Campania con le celle aperte; bisogna mettere fine a questo sistema carcerario tipicamente italiano che rappresenta un pericolo per i cittadini e più direttamente per il personale penitenziario, di fatto delegittimato dalle sue funzioni e dai suoi compiti. Altrimenti meglio nuovi alberghi”.



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