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26 luglio 2017. Aldo Di Giacomo: siamo il paese delle scorte.

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
Soprattutto d’estate l’uso o sarebbe meglio parlare di abuso delle scorte, distogliendo dal controllo del territorio personale di polizia e di altri Corpi delle forze dell’ordine già ridotto all’osso, è uno scandalo: sono seicento in più, rispetto all’anno precedente, i politici, le personalità di ogni settore del mondo dell’imprenditoria, della finanza, delle professioni, della cultura, dello spettacolo, a cui è stata assegnata la scorta che coinvolge, a rotazione, non meno di 4 mila agenti, con un aumento costante negli anni di servizi di scorta e del numero di agenti da impegnare.
 
A denunciarlo è il segretario generale del Spp (Sindacato di Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo. A rendere ancora più scandalosa la situazione – continua – si aggiunge il problema relativo ai servizi di scorta per i cittadini immigrati sempre più numerosi per effetto dell’arrivo quotidiano di migliaia di profughi. Il compito da assolvere è quello di prelevare un determinato numero di richiedenti asilo, indicato di volta in volta dalla Prefettura, e di scortarli fino al centro di accoglienza occupandosi anche delle procedure di identificazione o di quelle connesse al foto-segnalamento e di vigilanza. Ed è bene  precisare che non è quasi mai possibile pianificare con sufficiente anticipo questa tipologia di servizi perché spesso la Prefettura comunica gli arrivi con poche ore di anticipo. Pare proprio che la "spending review” che ha colpito duramente tutto l'apparato della sicurezza, con oltre 4 miliardi di euro di tagli in pochi anni, non riguardi il settore scorte, al punto che il nostro è il Paese che fa più uso delle scorte ( Austria, Danimarca, Francia e Inghilterra hanno la metà delle scorte italiane), diventando status symbol per la casta italica, mentre – aggiunge il segretario del Spp – da una parte ci sono i costi che aumentano e dall’altro gli stipendi sono fermi da nove anni con contratti e indennità bloccati.
 
Di Giacomo denuncia, inoltre, le condizioni in cui gli agenti svolgono il servizio di scorta: d’estate è ancora più complicato garantire scorte e piantonamenti per i detenuti da trasferire in ospedale o in Tribunali. I servizi di traduzione si svolgono in condizioni difficilissime con l’impiego di automezzi che hanno accumulano diverse centinaia di migliaia di km, con seri problemi di sicurezza perché continuano a viaggiare senza  revisione. Per gli altri servizi le auto con autista sono utilizzate derogando ai livelli di sicurezza e in questo modo chi avrebbe diritto alla macchina blindata viene invece scortato con una autovettura non protetta, come le Punto in dotazione a varie sedi di Polizia. Il risultato è che nel nostro Paese, dove come è noto circolano troppe auto blu per i politici, contemporaneamente circolano troppe auto di servizio che non funzionano. Ancora un esempio del disinteresse della politica per la sicurezza dei cittadini (ma non per la propria sicurezza) e per i poliziotti.
 
Oltre alle carenze d’organico – afferma il segretario di Spp - incombe il problema dell’età degli agenti in servizio che mediamente hanno 48-51 anni: con il blocco del turnover – secondo stime del Viminale – nel 2030 si avrà il 40% di forze in meno. E allora bisognerà rinunciare del tutto ad ogni standard di sicurezza anche per le personalità scortate.



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