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6 luglio 2017. La tortura è reato, pene fino a 12 anni. Il sì alla Camera (con molti dissensi)

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

Solo 198 a favore. Le polemiche sulla polizia. Oggi al voto il codice Antimafia. Ci sono voluti quattro anni perché il Parlamento approvasse la norma.
Dopo 769 giorni di attesa, la maggioranza incassa alla Camera con soli 198 voti favorevoli la legge sul nuovo reato di tortura (criticata da sinistra e da destra). Invece al Senato — tra errori tecnici e passi indietro di Ap — slitta a oggi il voto finale sul Codice antimafia esteso alla corruzione, che tanta preoccupazione suscita tra magistrati e costituzionalisti. Nel calendario del Senato c’è poi lo Ius soli (la cittadinanza per i figli degli stranieri nati in Italia) che a questo punto è posticipato alla prossima settimana.
Dopo Diaz e Bolzaneto
Alla fine — a 30 anni dalla convenzione Onu contro la tortura e a 16 dai fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, per i quali l’Italia ha subito condanne dalla Corte europea per i diritti dell’uomo — arriva il reato comune di tortura che colpisce chi indossa la divisa (pena da 4 a 12 anni) e i semplici cittadini (da 4 a 10 anni). Da sinistra era stato chiesto un reato «ad hoc» per le forze di polizia mentre dai banchi della Lega, e non solo, l’attuale versione è ritenuta un affronto per i tutori dell’ordine. «È uno schiaffo per le forze di polizia», ha detto Gregorio Fontana (FI). Un altro punto che è stato smussato — suscitando le dure critiche del senatore Luigi Manconi (Pd), il promotore della legge — riguarda l’asticella sotto la quale il reato non scatta: minacce e violenze, infatti, devono essere «reiterate» e produrre «acute sofferenze e un danno verificabile».
L’astensione del M5S
Walter Verini (Pd) nella sua dichiarazione di voto favorevole alla legge ha detto che sbaglia chi va sostenendo l’inapplicabilità del nuovo reato di tortura ai «comportamenti disumani e degradanti» simili a quelli accertati 16 anni fa a Genova. Diverso il parere di Vittorio Ferraresi che ha annunciato l’astensione del M5S: «Fin da ora ci impegniamo a modificare questa legge». Anche Sinistra italiana si è astenuta: «È una legge debole e pasticciata», ha detto Nicola Fratoianni. E lo stesso ha fatto Francesco Laforgia di Articolo 1: «È una legge debole». Nel Pd non hanno partecipato alla votazione un centinaio di deputati mentre Michela Marzano e Giuditta Pini hanno espresso il loro voto contrario. Positivo il bilancio tracciato dalla ministra Anna Finocchiaro (Pd): «L’Italia ha finalmente colmato una grave mancanza nel proprio ordinamento... Davanti ad alcune autorevoli critiche, voglio sottolineare la cura e l’impegno con cui il Parlamento ha lavorato raggiungendo un’ampia intesa sul testo migliore possibile».



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