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27 gennaio 2020. Di Giacomo: il disegno è chiaro “liberi tutti”. Politica vergognosa, noi non ci stiamo

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Tra la tesi della presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia - “il carcere non è sempre la pena più adeguata” - e quella del Garante dei detenuti, Mauro Palma, secondo cui il sovraffollamento degli istituti di pena si risolverebbe solo con le cosiddette misure alternative alla carcerazione, sino ad abolire o comunque rendere “più comodo” il 41 bis, la corte Europea che ci accusa di maltrattare i detenuti, il disegno è chiaro e si può sintetizzare così: “Liberi tutti”. È quanto sostiene il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo che aggiunge: “ormai è evidente l'obiettivo di una campagna nei confronti dell'opinione pubblica diventata martellante che, approfittando della grande confusione mentale del Ministro Bonafede, come dimostra l'infelice frase sugli “innocenti che stanno in carcere”, punta a far uscire dalle celle almeno 20 mila detenuti. È altrettanto chiaro il destino che si continua a perseguire per il personale di polizia penitenziaria: “carne da macello” per aggressioni ed umiliazioni, sino all'ultimo caso del detenuto al 41 bis che ha usato una penna come arma per scagliarsi contro un agente della polizia penitenziaria”.
“Ancora più grave la giustificazione del Garante: poiché in Italia ci sono 102 detenuti ogni
100.000 abitanti, una percentuale molto superiore alla Germania, dove ci sono 78 detenuti ogni
100.000 abitanti, bisogna ridurre il numero delle presenze in carcere. È come dire che siccome ci sono troppi incidenti stradali su alcune strade statali bisogna chiuderle al traffico. Altra grande contraddizione che non accettiamo è l'accostamento tra celle con detenuti oltre la capienza prevista ed aggressioni al personale penitenziario. È lo stesso Garante a dare i numeri: nel 2019 sono state 800; in meno di un mese siamo verso le oltre 50. Bisogna smetterla con il giustificazionismo delle aggressioni dei detenuti che è l'altra faccia della medaglia del “buonismo”, la teoria di base del nostro sistema carcerario che punta a redimere chiunque, anche chi ammazza un poliziotto. La tutela della polizia penitenziaria e di tutte le forze dell'ordine – afferma il segretario del S.PP. - diventa perciò il primo obiettivo del tour che ho cominciato da qualche giorno tra gli istituti penitenziari delle principali città e dello sciopero della fame giunto al dodicesimo giorno per accendere l'attenzione di Parlamento e politica sull'emergenza del sistema carcerario e sulla sicurezza dei cittadini e che nei prossimi giorni si sposterà davanti al Parlamento con un nuovo sit-in di protesta”.
Di Giacomo sta pagando in prima persona l'esposizione contro la criminalità: dopo il pacco bomba fatto recapitare nella sua abitazione, lettere e mail dai toni chiaramente di intimidazione ed altro, ha ricevuto sempre a casa sua una lettera contenente due proiettili di arma da fuoco e un messaggio di minacce dirette a lui e alla sua famiglia. Ma – sottolinea - non mi lascio  intimorire come dimostrano le prime azioni di protesta a cui faranno seguito altre più clamorose sino al sit-in davanti al Parlamento organizzato nella prossima settimana. Ad incoraggiarmi sono già oltre 8 mila i messaggi di solidarietà e sostegno arrivati nel giro di pochi giorni.
Se lo Stato ha ammainato bandiera bianca e delegato il controllo degli istituti penitenziari ai capi clan, ed intende avviare l'operazione “liberi tutti”, almeno noi non ci rassegniamo affatto, siamo e saremo a tutela della legalità, dell'autentica giustizia, della sicurezza dei cittadini”.



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