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26 febbraio 2019. Sit-in davanti al carcere di Piacenza: Aldo Di Giacomo, non siamo né con Salvini e né con i magistrati che non vogliono la nuova legittima difesa

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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“Con la manifestazione che abbiamo tenuto oggi a Piacenza davanti al carcere dove è rinchiuso Angelo Peveri, l’imprenditore vicentino condannato insieme al suo collaboratore Gheorge Botezatu per aver sparato ai ladri entrati nella sua fabbrica, intendiamo sollecitare la Camera che si appresta a votare la riforma della legittima difesa a tenere conto della nostra proposta di legge iniziativa popolare che ha le firme di quasi 3 milioni di cittadini”: lo dichiara il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo precisando che “noi non siamo né con il Ministro dell’Interno Salvini che fa di Peveri un simbolo e né con i magistrati che non vogliono la nuova legittima difesa. Il nostro sindacato che sta attuando nel Paese la campagna “Noi le vittime e Loro i carnefici” consegnerà in Parlamento le 900 mila firme raccolte tra i cittadini a sostegno della nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legittima difesa, in aggiunta a quelle di due anni fa (2 milioni 100 mila), perché al cittadino deve essere data la possibilità di difendersi, di difendere i propri cari, il proprio patrimonio. Ci aspettiamo che questo Parlamento approvi rapidamente la nuova normativa a differenza di quello della scorsa legislatura e a differenza del Ministro che ricorre ad azioni plateali e di propaganda invece di adoperarsi per far accelerare l’iter della legge. Si prenda atto che in tre anni si è registrato un incremento del 46% delle richieste di porto d’armi e un recente rapporto Eurispes conferma che il 56,2 % degli italiani userebbe un’arma contro estranei in casa di notte, mentre la legge attualmente in vigore dice ‘Ci vuole un pericolo imminente’. È necessario quindi capire se chi mi sta aggredendo sta davvero mettendo in pericolo la mia vita, allora in questo caso posso sparare. Ma a una condizione: non devo avere alternative. Quindi è legittima la difesa solo se c’è il pericolo imminente o se non riesco a trovare in casa un metodo meno offensivo dell’arma. Ma se questa persona avanza, senza un’arma, io avendo legittimamente un’arma sul comodino non posso prenderla. Perché se in questo caso io gli sparo, c’è una colpa o lesioni colpose o omicidio colposo”.
Per Di Giacomo serve certamente più vigilanza delle forze dell’ordine, ma a loro vanno forniti più mezzi e più personale e non è sufficiente il ricorso alla pistola elettronica. “L’ampliamento legislativo della tutela a cui pensiamo – continua – vuole da un lato evitare il rischio di alimentare la cultura dello ‘sceriffo fai da te’, ma dall’altro realizzare un deterrente molto più forte verso quella categoria di criminali dediti a furti e rapine nelle nostre abitazioni, che non dovranno mai più beneficiare di alcuna scappatoia giuridica che sarebbe ingiusta e beffarda nei confronti delle vittime. È ora di finirla con l’attuale confusione tra carnefici e vittime a vantaggio dei primi”.



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