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13 dicembre 2017.Dia di Napoli e NIC della Polizia Penitenziaria, arrestate le donne della famiglia Zagaria: gestivano i soldi degli stipendi del clan Casalesi

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
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La contabilità del clan dei Casalesi era affidata alle donne. Alle «femmine» della famiglia Zagaria. Che avevano il compito di incassare le risorse dell’organizzazione criminale - derivanti dall’attività di spaccio della droga ed estorsione - e ripartire i soldi tra gli affiliati. Alle «buste paga» mensili del clan erano state incaricate Beatrice Zagaria, la sorella del superboss Michele, che aveva la supervisione sull’intero settore e le tre cognate: Francesca Linetti, moglie di Pasquale (in carcere); Tiziana Piccolo, la consorte di Carmine (sorvegliato speciale); e Patrizia Martino, che ha sposato Antonio (in carcere). Per loro l’accusa è di ricettazione aggravata dalla finalità mafiosa.
Le indagini
Il blitz, scattato all’alba, è stato eseguito dagli uomini della Dia, diretti da Giuseppe Linares. Le indagini sono del pool anticamorra della Procura di Napoli guidato dal procuratore Giovanni Melillo e dal pm Catello Maresca con il coordinamento dell’aggiunto Luigi Frunzio. All’inchiesta hanno collaborato anche gli uomini del Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria.
L’impiccagione simulata
Michele Zagaria era stato protagonista, nelle ultime settimane, di un gesto eclatante durante l’udienza di un processo che lo vede imputato. Il superboss ha contestato la sceneggiatura della fiction Rai “Sotto copertura”, che racconta la sua latitanza e il suo arresto, ritenendola non corrispondente a quanto realmente accaduto. In videoconferenza dal carcere, si è arrotolato al collo il filo del telefono, utilizzato per parlare con giudici e magistrati, e ha “simulato” una impiccagione.
Respinto il ricorso contro la fiction
A fine novembre, il Tribunale di Roma si è pronunciato sul ricorso presentato dagli avvocati dell’ex boss dei Casalesi per i danni di immagine che gli sarebbero stati arrecati dalla fiction «Sotto copertura». La richiesta danni di centomila euro, che Zagaria avrebbe voluto devolvere in beneficenza, è stata respinta. Per l’avvocato Barbara Lettieri, che cura gli aspetti legati al regime di 41bis a cui l’ex capoclan è sottoposto, «dalle motivazioni addotte alla decisione si evince che è lecito rappresentare una persona in maniera peggiorativa rispetto alla realtà perché è un criminale». «Procederemo con la causa di merito», ha annunciato l’avvocato, «per smontare questa decisione».



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