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14 dicembre 2021 Covid in carcere: Aldo Di Giacomo, si preannuncia un Natale complicato

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

 
“Con un migliaio di agenti penitenziari che devono ancora fare la prima vaccinazione, un numero sempre in aumento di agenti positivi e tenuti ad osservare le prescrizioni anti Covid e quindi la cosiddetta quarantena assentandosi dal servizio, per la sorveglianza delle carceri si preannuncia un Natale complesso. Non riusciamo a capire come sarà possibile far fronte ad una situazione davvero complicata persino per i normali turni di servizio”. Così il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria – S.PP. – Aldo Di Giacomo per il quale “dagli istituti penitenziari ogni giorno arrivano notizie allarmanti per i focolai Covid diffusi tra detenuti e personale: a Santa Maria Capua Vetere il focolaio è sfuggito ad ogni controllo con oltre 60 casi di contagio; a Milano-San Vittore sono una ventina gli agenti positivi. A tutto questo vanno aggiunte le previsioni degli esperti che lasciano prefigurare il “picco” dei contagi nelle carceri tra la prima metà e la fine del mese di gennaio. Sconcerta – dice Di Giacomo – l’atteggiamento dei Ministeri Grazia e Giustizia e Sanità che proseguono su due livelli: un nuovo giro di tamponi tra i detenuti e le quotidiane minacce di sospensione dal servizio per il personale che non si è vaccinato. Praticamente lo “zero assoluto” sul piano del contenimento del contagio e di conseguenza la gestione della nuova ondata pandemica nelle carceri. È da tempo che ripetiamo inascoltati i nostri appelli: l’obbligo vaccinale per il personale penitenziario, che ci vede convintamente favorevoli, non da oggi, non risolve in alcun modo la prevenzione dalla diffusione del Covid se l’obbligo non viene esteso a tutti, a cominciare dai detenuti e dai familiari e dagli avvocati dei detenuti. Nei penitenziari ci sono flussi di ingressi settimanali dieci volte superiori al numero dei detenuti, a cui aggiungere i colloqui con diverse decine di avvocati e una durata anche di un paio d’ore. Contingentare i colloqui detenuti-familiari non può essere la soluzione, sottovalutando che nelle rivolte della primavera 2020 la sospensione dei colloqui è stata la scintilla che ha innescato le violenze che tutti dovrebbero ricordare. Altro che Super Green Pass. “Dentro” siamo fermi alla prima vaccinazione e non esiste l’alibi di detenuti no-vax, un’assoluta minoranza rispetto al numero complessivo della popolazione carceraria. È una situazione – dice Di Giacomo – che riprova la tesi coltivata da parte dello Stato del carcere completamente avulso dal resto della città dove invece si punta ad accrescere controlli e azioni di contrasto al Covid. Francamente non riusciamo a capirne le motivazioni tanto più che il tentativo ripetuto di rivolta nel carcere di Taranto, a seguito del nuovo focolaio di Covid, dovrebbe mettere in guardia. A noi pare di cogliere – afferma il segretario generale del Sindacato Penitenziari – una sorta di paura dello Stato che non ha alcuna intenzione di introdurre prescrizioni rigorose sul doppio piano giuridico e sanitario per i colloqui in carcere temendo la reazione di quei clan di criminali che continuano a dimostrare di comandare e controllare i penitenziari”.




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